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19 apr 2022

Melania Rea, undici anni dopo: "Tu, ripagata a coltellate"

Il ricordo su Facebook del fratello Gennaro Rea. Per l’omicidio Salvatore Parolisi sta scontando 20 anni di carcere. La bimba affidata ai nonni materni

peppe ercoli
Cronaca
Melania Rea
Melania Rea

Ascoli, 19 aprile 2022 - Il ricordo di Melania Rea è vivo in particolare nei familiari. Anche quest’anno lo zio Rino, tra i più attivi nei giorni delle ricerche e dell’inchiesta, le ha voluto dedicare un pensiero sulla sua pagina Facebook. «In questo giorno 11 anni fa la Tua vita si spense per sempre, i Tuoi sogni svanirono in pochi attimi, il Tuo sorriso si perse per quel bosco di Ripe di Civitella. Il Tuo amore, sentimento grande e nobile, per la persona con la quale volevi crearti la Tua famiglia fu ripagato con 35 coltellate. Sei sempre nei nostri cuori e nella nostra mente. Riposa in pace e proteggi sempre la Tua splendida signorina. Zio Rino". Un messaggio struggente, che abbraccia anche la piccola Vittoria. Melania fu colpevole di non accettare la relazione del marito con una soldatessa. Un tradimento che l’aveva ferita e che aveva rinfacciato al marito, comunque intenzionata a tenere unita la famiglia anche e soprattutto per la piccola Vittoria. 

Melania Rea: cosa è successo

Il 18 aprile del 2011 si respirava aria di festività pasquali ormai imminenti. Era il lunedì dopo la domenica delle Palme; era iniziata la settimana santa. Nel pomeriggio la telefonata di un uomo ai carabinieri denunciò la scomparsa di una donna a Colle San Marco. Al telefono era Salvatore Parolisi, istruttore del 235° Reggimento Piceno: disse che sua moglie Carmela, per tutti Melania, era scomparsa mentre era sul pianoro in sua compagnia e della loro figlioletta Vittoria.

A colpire fu soprattutto una frase inquietante: "Se la sono pigliata". Grazie ad una telefonata rimasta anonima Melania fu ritrovata due giorni dopo, il 20 aprile, al bosco delle casermette, a Ripe di Civitella del Tronto, dove si svolgono le esercitazioni di tiro di soldati e soldatesse della caserma ascolana. Era seminuda, trafitta da 35 coltellate: era stata assassinata. Le indagini stabilirono che la famiglia Parolisi quel pomeriggio era uscita dall’abitazione a Folignano, ma che al pianoro di Colle San Marco non c’era mai stata.

Le risultanze delle indagini della Procura di Ascoli prima e di quella di Teramo poi hanno portato ad imputare la responsabilità dell’omicidio al marito Salvatore, condannato in via definitiva a 20 anni di reclusione che sta scontando nel carcere di Bollate, da dove ancora oggi continua a professarsi innocente.

Una storia triste, amara che ha coinvolto tutta la comunità ascolana, ma anche quella di Somma Vesuviana e di Frattamaggiore, città di cui erano originari rispettivamente moglie e marito. Una storia che ha come vittima non solo una madre, ma anche una figlia, Vittoria, che all’epoca dell’omicidio della madre, avvenuto mentre lei dormiva in macchina, aveva 18 mesi. Ora Vittoria ha 12 anni e vive coi nonni materni: non porta più il cognome del padre al quale è stata tolta la patria potestà. Parolisi è stato condannato in primo grado all’ergastolo, pena ridotta in Appello a 30 anni e infine la Cassazione l’ha definitivamente fissata a 20 anni, rimuovendo l’aggravante della crudeltà.

Secondo quanto stabilito dalle indagini della magistratura, la chiave dell’orribile uxoricidio sta in quello che all’epoca gli investigatori definirono un "imbuto" dal quale Parolisi sarebbe stato inghiottito di fronte ad una scelta fondamentale: trascorrere in Campania con Melania e Vittoria le vacanze di Pasqua o andare a dichiararsi ufficialmente ad Ischia alla famiglia della sua amante, una soldatessa del 235° Reggimento Piceno alla quale aveva giurato amore eterno. In questo imbuto Parolisi quel pomeriggio del 18 aprile 2011 avrebbe perso la testa, accoltellando a morte sua moglie.

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