Morti sospette alla Rsa, la sentenza definitiva. Il 3 ottobre in Cassazione si decide su Wick

L’infermiere prima condannato dei decessi e poi assolto aspetta di conoscere il suo destino

Morti sospette alla Rsa, la sentenza definitiva. Il 3 ottobre in Cassazione si decide su Wick

Morti sospette alla Rsa, la sentenza definitiva. Il 3 ottobre in Cassazione si decide su Wick

Il 3 ottobre prossimo Leopoldo Wick saprà se la sentenza di assoluzione pronunciata nei suoi confronti dalla Corte d’Assise d’Appello di Macerata sarà definitiva o se invece del caso delle morti sospette alla Rsa di Offida dovrà di nuovo occuparsi un tribunale, nel caso specifico la Corte d’Assise d’Appello di Perugia, competente per territorio. Per quel giorno è infatti fissato l’appuntamento davanti alla Corte di Cassazione che dovrà pronunciarsi sul ricorso presentato dalla Procura generale di Ancona dopo la sentenza assolutoria per l’infermiere ascolano. In 17 pagine il procuratore generale di Ancona Roberto Rossi ha sintetizzato il ricorso col quale chiede alla Corte di Cassazione di annullare la sentenza di assoluzione emessa dalla Corte d’Assise d’Appello di Ancona nei confronti di Leopoldo Wick per i reati di omicidio consumati in danno di Lucia Bartolomei, Vincenzo Gabrielli, Domenica Grilli, Luigi Salvucci, Maria Antonietta Valentini e Teresa Vagnoni e per il tentato omicidio di Giuseppina Cameli. La spinosa vicenda ha avuto due momenti chiave: la condanna all’ergastolo per Wick emessa l’1 giugno 2022 dalla Corte d’Assise d’Appello di Macerata e la sentenza di piena assoluzione con immediata scarcerazione stabilità dalla Corte d’Assise d’Appello di Ancona il 6 dicembre 2023. Nel ricorso presentato anche su sollecitazione del procuratore di Ascoli Umberto Monti, il procuratore generale di Ancona Rossi ha indicato fra i motivi l’inosservanza e l’erronea applicazione delle disposizioni riguardanti l’utilizzabilità delle prove, nel caso in questione le analisi sui campioni prelevati sui cadaveri degli anziani ospiti della Rsa di Offida. I giudici di Macerata hanno ritenuto che le attività non potevano essere qualificate come ‘amministrative’ ma che fossero state svolte su preciso incarico della Procura di Ascoli, per cui dovevano essere garantiti i diritti di Wick consentendogli di essere rappresentato da un avvocato o un consulente durante le operazioni. Il ricorso richiama una sentenza della cassazione in base alla quale "l’obbligo per il ministero di iscrivere nel registro una ‘notitia criminis’ a carico di un determinato soggetto sorge solo quando emergono nei confronti di quest’ultimo specifici elementi indiziari, non essendo sufficienti meri sospetti". Per la Procura generale, la Corte d’Assise d’Appello ha commesso poi un successivo errore avendo trattato il prelievo ematico eseguito dai medici sui corpi dei deceduti e la successiva analisi "alla stregua di un accertamento tecnico irripetibile, che avrebbe dovuto imporre il preventivo avviso all’indagato. Era invece un accertamento urgente che non lo richiede".

Peppe Ercoli