di Angelica Malvatani Ha perso temporaneamente il Pronto soccorso l’ospedale Murri di Fermo, troppi gli operatori contagiati, troppe le persone Covid in sosta negli spazi dedicati, per una notte le pubbliche assistenze hanno avuto indicazione di portare altrove le persone in emergenza. È solo l’ultima brutta notizia che riguarda la sanità fermana, dove la gestione del contagio Covid si fa sempre più complicata. Il direttore di Area Vasta 4, Licio Livini, ieri ha stabilito di passare alla fase tre dell’emergenza, quella più seria, per far fronte ad un focolaio importante che è partito dalla medicina 2, finora rimasta pulita dal contagio. L'aggiornamento Covid,...

di Angelica Malvatani

Ha perso temporaneamente il Pronto soccorso l’ospedale Murri di Fermo, troppi gli operatori contagiati, troppe le persone Covid in sosta negli spazi dedicati, per una notte le pubbliche assistenze hanno avuto indicazione di portare altrove le persone in emergenza. È solo l’ultima brutta notizia che riguarda la sanità fermana, dove la gestione del contagio Covid si fa sempre più complicata. Il direttore di Area Vasta 4, Licio Livini, ieri ha stabilito di passare alla fase tre dell’emergenza, quella più seria, per far fronte ad un focolaio importante che è partito dalla medicina 2, finora rimasta pulita dal contagio.

L'aggiornamento Covid, focolaio al Murri: 71 gli operatori contagiati. La Regione chiama i medici militari

Prima c’è stata la morte di una donna di 82 anni di Porto Sant’Elpidio, ricoverata da qualche giorno. Era entrata col tampone negativo, si era positivizzata poi. Nonostante la donna sia stata subito isolata, nell’immediato c’erano stati altri due pazienti e un medico positivi, il conto è arrivato ieri a 13 pazienti su 17, in attesa anche il personale che è stato tutto sottoposto a tampone. Di conseguenza, in difficoltà estrema proprio ilPronto soccorso dove si sono riempiti gli spazi di osservazione per il Covid e tanti sono i pazienti in attesa di ricovero, così come è in sofferenza il reparto di malattie infettive, mentre anche in altri reparti sono state registrate delle positività.

Sono inoltre circa 30 i casi di Covid-19 tra il personale sanitario (sette gli infermieri positivi al Pronto soccorso). La situazione è in continua evoluzione e in costante monitoraggio, si moduleranno quindi le azioni in base al quadro che emergerà nei prossimi giorni. "La situazione venutasi a creare – commenta Livini– impone di passare alla fase 3 del piano pandemico, quella di massima criticità. Questo significa che sarà necessario l’accorpamento delle aree chirurgiche al piano sesto del padiglione nuovo, mentre il piano 5 sarà liberato per i pazienti Covid. Complessivamente si andranno a ricavare 29 ulteriori posti letto, rispetto a quelli della Fase 2 del piano pandemico, 22 di medicina Covid più 7 in area grigia per pazienti dall’esito incerto. Sarà necessario rivedere temporaneamente la programmazione delle attività operatorie, che subirà per un periodo, ci auguriamo più breve possibile, una riduzione. In questo momento è necessario fornire una risposta all’elevata richiesta di posti letto per chi ha contratto il virus". Tutto l’ospedale, dunque, si mobilita per far fronte al nuovo quadro. "Metteremo a disposizione anche i medici dell’area chirurgica – prosegue Livini – che avrà una riduzione da qui ai prossimi giorni, per aiutare i reparti Covid e il Pronto soccorso. Visto che stanno emergendo alcune positività al Covid anche in altri reparti, diventa necessario bloccare temporaneamente i nuovi ricoveri, salvo le urgenze, e limitare allo stretto necessario le attività ambulatoriali".

Livini conclude sottolineando il momento di gravissima difficoltà, ancora peggiore della scorsa primavera: "Difficoltà che arriva in una fase di grande pressione, che ci vede impegnati oltre che nella cura dei malati, anche sul fronte delle vaccinazioni e dello screening di massa, senza dimenticare che abbiamo dovuto farci carico del focolaio alla casa di riposo Sassatelli, con ben 78 anziani che hanno contratto il Covid".