San Benedetto, 5 settembre 2018 - «Ospedale unico? Tutta campagna elettorale». Pensieri e parole del sindaco Pasqualino Piunti che non ha affatto digerito la decisione della Regione (del Pd) e del suo braccio armato (la conferenza dei sindaci).

Sindaco, non scembra crederci particolarmente?

«L’ospedale unico è come l’araba fenice. Che vi sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa».

Perché?

«Innanzitutto nel Documento di economia e finanza (Def) non è prevista la copertura economica. Dell’ospedale unico non c’è traccia».

No, ci sono cinque slide.

«Penso che tutto sia funzionale alla campagna elettorale per le elezioni regionali del 2020. Se il Pd non dovesse essere riconfermato il progetto potrebbe diventare carta straccia, anzi nemmeno quella. Perché per ora di carta ce n’è poca. Nel 2002 l’ho vissuta in prima persona, con l’allora dirigente Mauro Marabini e da 16 anni risento gli stessi discorsi».

Poi è arrivato l’algoritmo?

«E gli hanno fatto scegliere le possibili aree baricentriche, ma alla fine Ceriscioli e i suoi non l’hanno spiegato bene: i tempi di percorrenza formiti fanno acqua da tutte le parti. E vorrei sapere? Hanno tenuto conto del rischio idrogeologico? Non credo. Vuole sapere una cosa? Ceriscioli ha mandato una lettera ai sindaci per proporre terreni edificabili dove costruire l’ospedale unico. A me non è arrivata nessuna lettera per sapere se avevo terreni disponibili».

Poi è stata scelta l’area?

«Ed è stata frutto di una forzatura e di un errore di metodo e di merito. Perché non puoi usare la conferenza dei sindaci a tuo piacimento, un organo che non ha nemmeno potere consultivo. E gli fai prendere una decisione così importante?».

Senza considerare il metodo: San Benedetto e Ascoli valgono come Palmiano.

«Esatto. Si è scelto di fare una testa un voto, invece del voto ponderato. Il tutto, quando la decisione era già stata presa nelle stanze dei bottoni. Ed ecco qui Pagliare. Una scelta contrastata dalla stragrande maggioranza dei cittadini piceni».

Ora che fare?

«Una decisione così importante non può passare in questo modo. Voglio sentire i sindaci dell’ambito sociale, associazioni, medici, infermieri e i cittadini. Io appena mi sono insediato ho voluto la commissione sanità. Io sono responsabile della condizione di salute dei miei cittadini. Vorrei che dal nostro territorio uscisse una voce unica che metta da parte l’appartenenza ai partiti: e parlo non solo per San Benedetto ma per tutta la costa».

La voce fuori da coro al momento è quella di Piergallini?

«La decisione è sua, ma nulla vieta che il discorso non si possa riprendere».

E poi...

«Poi protesteremo se non troviamo la volontà di voler arrivarre a una soluzione, metteremo da parte il fioretto e useremo la sciabolola. Metteremo in campo azioni clamorose se necessario».

Inanto la situazione del Madonna del Soccorso è critica.

«Il nostro bacino di utenza è di gran lunga superiore a quello di altre zone e d’estate raddoppiamo la popolazione. A questi numeri va aggiunta tutta la mobilità attiva che proviene dall’Abruzzo. Ci spetta un ospedale di primo livello (servirebbero almeno 150mila utenti, ndr), e invece ce lo tolgono. La struttura deve restare sulla costa, San Benedetto o Grottammare, o lì vicino: al massimo a Monteprandone».

Quindi no definitivo a Pagliare?

«Con il caos in autostrada di questi giorni che tempi ci sarebbero voluti per raggiungere la struttura? Andiamo risarciti da anni di dimenticanze: ci spetta l’ospedale di primo livello. Da anni la Regione porta le sue risorse nel nord. Vogliamo essere equiparati a loro con la creazione dell’azienda ospedaliera. Ma per adesso è un miraggio».

Ora si sceglierà il nuovo direttore dell’Area vasta? Cambierà qualcosa?

«No, anche qui la nomina sarà politica. Giulietta Capocasa non so se resterà. Anche qui la conferenza dei sindaci a che serve? A nulla. Non si può esprimere nemmeno sul futuro direttore dell’Area Vasta. Ma sceglie dove si farà il futuro ospedale. Non ha senso».

Cristiano Calcagni