Ascoli Piceno, 11 ottobre 2018 - C'è chi ne ha davvero bisogno, e chi invece continua a farsi gioco della legge. Nel mirino ci sono i contrassegni per disabili, ossia i permessi che consentono alle persone affette da invalidità di usufruire di facilitazioni nella circolazione e nella sosta dei veicoli. Ma sono veramente tanti quelli che continuano a farsi beffa del sistema, escogitando stratagemmi audaci per evitare di pagare il ticket. Sono ben 165 i furbetti dei parcheggi sanzionati nel 2018, e tra questi c’è chi non ha esposto il contrassegno, chi lo ha falsificato e chi ne ha fatto un uso improprio.

In particolare, tra questi 165, quelli pizzicati a parcheggiare in assenza del disabile sono 5, mentre 8 sono quelli che sostavano con il permesso intestato a un parente defunto. E la cifra complessiva è certamente al ribasso, visto che individuare i trasgressori è un’operazione tutt’altro che semplice. «Non è affatto raro – spiegano gli agenti della Municipale – che i permessi vengano usati dai parenti dei soggetti affetti da disabilità in assenza del titolare dell’autorizzazione. In questo caso, verificare l’abuso è un’operazione assai complessa. In primo luogo, occorre associare il contrassegno alla persona, ma sul tesserino non è presente il nome dell’intestatario, bensì unicamente il numero di serie del permesso e il Comune che lo ha rilasciato. Per i tesserini rilasciati dal Comune di Ascoli, la procedura è più facile, perché disponiamo della banca dati, mentre per quelli rilasciati gli altri Comuni siamo costretti a telefonare all’ufficio competente per ottenere le informazioni. Il tutto deve essere fatto in tempi rapidi, perché la verifica deve essere simultanea al tempo di parcheggio e con il vigile presente sul luogo della sosta».

Nel caso in cui il titolare non coincida con il conducente dell’auto, scatta il controllo domiciliare per appurare se il disabile si trovi in casa o se sia stato realmente accompagnato da qualche parte dal conducente del veicolo sospetto. Purtroppo, però, il più delle volte, queste verifiche si rivelano buchi nell’acqua, anche perché i vigili non sono autorizzati ad accedere all’interno dell’abitazione e si limitano a citofonare per chiedere se il titolare del contrassegno sia in casa oppure no, ma spesso i soggetti interessati si fingono assenti. E non è solo questo l’unico stratagemma attuato dai furbetti del parcheggio, che arrivano persino ad utilizzare i permessi dei parenti defunti.

«Molti si giustificano – affermano i vigili – dicendo che credevano di poter usare il contrassegno fino alla data di scadenza». Eppure non è così difficile capirlo: i permessi sono rilasciati per favorire la mobilità dei disabili, e non di certo quella dei fantasmi. Come se non bastasse, la stessa storia si ripete nelle aree di parcheggio a pagamento, dove anche i disabili sarebbero costretti a pagare il ticket. «Esiste un accordo tacito – spiegano gli agenti – per cui si soprassiede su questa regola, ma nonostante la clemenza, fioccano gli abusi».