Lo sfollato ribelle di Pescara del Tronto non si presenta ai giudici (LaBolognese)
Lo sfollato ribelle di Pescara del Tronto non si presenta ai giudici (LaBolognese)

Arquata del Tronto (Ascoli), 6 giugno 2017 - Sebbene «confinato» in un albergo di San Benedetto del Tronto, Enzo Rendina continua la sua battaglia di ambientalista convinto in favore delle bellezze del territorio dei Sibillini, gravemente ferito dalle scosse di terremoto del 2016 che hanno distrutto la sua casa a Pescara del Tronto, costringendolo a vivere in riva al mare in attesa di una destinazione provvisoria nella sua amata terra lontana. Ieri mattina intanto è andata a vuoto nel processo che il 58enne imputato di resistenza a pubblico ufficiale e interruzione di pubblico servizio. In carcere (solo per la resistenza) il terremotato di Pescara del Tronto, voce fuori dal coro per eccellenza, c’è finito il 30 gennaio scorso perché avrebbe reagito ai carabinieri che volevano che abbandonasse il campo dei vigili del fuoco a Pescara che doveva essere smantellato per accogliere l’area destinata alle case provvisorie per i terremotati. Accuse che ha sempre respinto, reagendo con sdegno e rabbia all’etichetta di abusivo. All’udienza di ieri erano attesi per la testimonianze quattro funzionari. Non si sono presentati e non avendo trasmesso alcuna giustificazione al tribunale di Ascoli, il giudice li ha multati (250 euro a testa) disponendo inoltre il loro accompagnamento coattivo in occasione della prossima udienza del 19 marzo 2018.

 

«Rivolgo un appello al presidente della Repubblica Mattarella, al presidente del Senato Grasso e della Camera Boldrini affinché intervengano tempestivamente nel territorio terremotato di Arquata del Tronto, per mettere fine allo scempio che dai primi anni Novanta viene perpetrato e che tutt’ora continua».

Rendina, lei non molla davvero mai.
«Assolutamente no. So che rappresento un fastidio per le persone che hanno lavorato male per il mio territorio, mettendo il suo futuro a rischio. Ma non è con l’arresto e il processo che ne è conseguito che mi fermeranno: continuerò a dire sempre quello che penso, in favore della terra dei Sibillini e della sua gente».

La sua battaglia non è di oggi e nemmeno di ieri, ma viene da lontano.
«Comincia all’incirca nel 1991, quando ho dato vita ad una raccolta di firme contro l’insediamento della zona industriale a Pescara del Tronto. Ne raccolsi 120 e le consegnai. Feci esposti e denunce, ma hanno fatto lo stesso quello che volevano fare col risultato però che in questi venticinque e passa anni sono stati spesi una marea di soldi pubblici per riparare agli errori che ripetutamente sono stati fatti. L’Autorità di Bacino sta correndo ai ripari ancora oggi rinforzando un argine per circa 100 metri a risalire il Tronto, ma secondo me si è sempre sottovalutata la portata del fiume e dei suoi affluenti, come il Chiarino ad esempio».

Spesso si è soffermato anche sui lavori all’acquedotto del Pescara.
«Li stanno eseguendo, dopo il terremoto, ma non so se fatti bene. Non dimentichiamoci che la notte del 24 agosto la scossa ha fatto ‘scodare’ un grosso tubo e questo movimento ha fortemente contribuito al crollo della casa dove sono morti due ragazzi, Arianna e Tommaso, in una zona del paese ritenuta sicura».

Oggi assegnano le prime casette. Presto anche lei avrà una sistemazione nella sua terra.
«Che non sarà però nell’area della zona industriale di Pescara del Tronto, perché ho già detto che lì non ci andrò. Primo, perché voglio andare in quelle che faranno a Borgo; secondo perché è un’assurdità averle posizionate a ridosso della Salaria e a due passi dal fiume Tronto su un terreno che era alluvionale, che stava tre o quattro metri più basso e che rialzarlo al fine di realizzare un sito industriale hanno riempito a suo tempo di detriti comprati in discariche della provincia di Rieti».

Rendina, ieri non era in aula al suo processo, ma non c’erano neanche i testimoni, multati dal giudice per la loro assenza.
«Si vede che non vogliono più dire bugie e non si sono presentati. Questo processo è incredibile. Dal Belice a oggi credo di essere l’unico terremotato finito in carcere per accuse che per altro non stanno né in cielo né in terra. E pensare che ho salvato sei persone e contribuito a farne ritrovare altre tre purtroppo morte. Io in quel campo potevo stare; non c’erano divieti, non davo fastidio a nessuno. Il fastidio lo do perché parlo, perché denuncio. E questo a qualcuno non va bene».

A Pescara del Tronto le prime 26 Sae (soluzione abitative d’emergenza) saranno assegnate oggi, ma la consegna vera e propria avverrà nei prossimi giorni. Mancano ancora gli allacci e il completamento di qualche marciapiede. Il Comune conta di far entrare le persone nelle casette nell’arco di una decina di giorni. Le casette verranno affidate agli sfollati o tramite un’intesa o tramite un sorteggio che avverrà alla presenza di un notaio.