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2 lug 2022
2 lug 2022

Pronto soccorso, nuovo allarme Covid

Nei due ospedali sedici pazienti positivi stazionano nel reparto che si trova anche senza l’apposito personale

2 lug 2022
Medici e infermieri della Pneumologia
Medici e infermieri della Pneumologia
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Medici e infermieri della Pneumologia

Che il virus Sars-Cov-2, con la contagiosissima variante Omicron 5, sia tornato a correre anche nel Piceno (come del resto in tutta Italia’) è dimostrato, oltre che dal bollettino giornaliero dei contagi, anche dalla recrudescenza degli accessi da parte di pazienti positivi ai Pronto soccorso degli ospedali di Ascoli e San Benedetto. Entrambi, infatti, si trovano attualmente a dover gestire un numero discreto di persone con Covid-19 in osservazione che, nel caso del Pronto soccorso del ‘Mazzoni’, stazionano per alcuni giorni (spesso anche più delle 48 ore indicate come massime per l’osservazione breve temporanea) nell’Ot rosso, nella stanza Sars e nel container. Come noto, infatti, nell’Area vasta 5, ad eccezione dei tre posti letto Covid dedicati della terapia intensiva dell’ospedale della riviera, non ce ne sono altri nei reparti se non due nella pneumologia del nosocomio ascolano dove sono stati ricavati quando da pneumo Covid il reparto è stato riconvertito in ‘pulito’. Ieri, nel Pronto soccorso di Ascoli c’erano 8 pazienti positivi, di cui 5 in Ot rosso, due in sala Sars e 1 nel container. In quello di San Benedetto altrettanti. Un numero, dunque, importante, soprattutto in una situazione come quella che stanno vivendo i due servizi caratterizzata da meno unità di personale di quante ce ne dovrebbero essere. E infatti, nella sala Sars di Ascoli non c’è un infermiere dedicato all’assistenza dei pazienti presenti. Proprio a proposito della carenza di personale nei Pronto soccorso, problematica che riguarda tutte le Aree vaste, il dipartimento salute della Regione, su richiesta dell’assessore alla sanità, Filippo Saltamartini, ha diramato una nota che prevede la possibilità di utilizzare l’esperienza del personale operante nelle Usca (i cui contratti sono scaduti il 30 giugno) nella cura del Covid e per alleggerire la pressione sui Pronto soccorso, fino al 31 dicembre. "Ho chiesto al presidente della conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga – dice Saltamartini - di farsi promotore col Governo della nostra richiesta di proroga delle Usca fino al 31 dicembre, o in alternativa l’adeguamento del trattamento economico delle nuove Uca a quello delle Usca". I medici opererebbero nella gestione domiciliare dei pazienti Covid, ma anche nella cura dei codici bianchi nei Pronto soccorso, per un compenso inferiore, e pari a quello della continuità assistenziale (23,40 euro all’ora contro i 40 precedenti). "Non stupisce il fatto che pochissimi abbiano manifestato l’intenzione di aderire: una decina sui 150 in servizio fino al 30 giugno".

Lorenza Cappelli

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