Minori in affido (foto archivio)
Minori in affido (foto archivio)

Ascoli, 8 gennaio 2019 - Da circa tre anni non vede sua madre e non riesce ad avere alcun contatto con lei, che per Natale le aveva spedito un regalo, e se lo è visto recapitare indietro dagli assistenti sociali, senza un perché. È la triste storia di un bambino di 7 anni allontanato dalla mamma, residente in provincia di Macerata. Una storia drammatica raccontata da Fabio Lucentini, rappresentante del Comitato dei cittadini per i diritti umani: «Tre anni fa, questa mamma è stata abbandonata dal compagno, che non ha nemmeno riconosciuto il bambino. E’ finita in mezzo alla strada dopo essere stata abbandonata anche dalla sua famiglia. Ad intervenire per primo, all’epoca, fu il suo Comune di residenza, che promosse il suo inserimento in una comunità donna-bambino, ma a causa di alcuni problemi verificatisi all’interno del centro, è stata fatta decadere la potestà genitoriale. In seguito a questo fatto, il Tribunale ha affidato il percorso di genitorialità ad un altro ente, il Consultorio Familiare di Ascoli, quello che ha recapitato indietro il dono natalizio. Qualcosa, però, non ha funzionato, perché incredibilmente il nuovo ente incaricato non sa neppure dove si trovi il minore».

In sostanza, il bambino non ha rapporti di alcun tipo con sua madre da tre anni. Un fatto ritenuto inaccettabile dal comitato per i diritti umani, che ha preso a cuore il caso fin dall’inizio, e ancor più dopo l’ultimo affronto. «Tristemente – ha detto ancora Lucentini – proprio durante il periodo natalizio, tradizionale festa della famiglia, si sta consumando una farsesca violazione dei diritti umani. E questa è solo l’ultima delle irregolarità e stranezze, che il nostro comitato ha riscontrato e denunciato. La legge e il cuore impongono di mantenere i rapporti con la famiglia d’origine durante il periodo di allontanamento dalla famiglia, eppure non solo viene impedito qualsiasi rapporto tra la mamma e il bambino, ma i servizi sociali si sono addirittura rifiutati di consegnare il regalo di Natale spedito dalla mamma. Un atto inutile e ingiustificato». La legge, del resto, parla chiaro. Come si legge nell’articolo 2 del decreto del 28 marzo 2001 n. 149, infatti: «Il servizio sociale, nell’ambito delle proprie competenze (…) svolge opera di sostegno educativo e psicologico, agevola i rapporti con la famiglia di provenienza ed il rientro nella stessa del minore secondo le modalità più idonee».

Eppure, come ha spiegato anche l’avvocato della madre, Francesco Miraglia: «Siamo al di fuori di tutte le norme. Nessuno le sta rispettando. È inammissibile che un bambino dato in affidamento eterofamiliare, e quindi diretto a far s che vi sia un riavvicinamento con la famiglia di origine, non abbia alcun rapporto con sua madre, la quale è all’oscuro di tutto. Dopo l’ultima udienza di aprile non abbiamo più ricevuto notizie. Ho cercato più volte di mettermi in contatto con il servizio sociale, invano. L’unica risposta offerta dall’ente al Tribunale dei minori è che il bambino sta bene. Prima di Natale ho scritto al presidente del Tribunale, e pretendo una risposta, perché sta avallando un’adozione mascherata, qualcosa che non è previsto dalla legge. Ho scritto anche alla Procura minorile. Se non avrò alcun riscontro, io e la mia cliente depositeremo un esposto. Nessuna norma prevede un affidamento di questo tipo. È una vergogna».