Il tribunale di Ancona
Il tribunale di Ancona
La Corte d’Appello di Ancona ha condannato a 4 anni e 8 mesi di reclusione un 76enne riconosciuto colpevole del reato di tentato o omicidio per aver sparato contro la moglie a Roccafluvione, confermando la condanna emessa in primo grado. Neanche ad Ancona i giudici hanno voluto inquadrare l’accaduto come una minaccia grave nei confronti della consorte, mantenendo inalterata l’accusa di tentato omicidio contestata dalla Procura ascolana,...

La Corte d’Appello di Ancona ha condannato a 4 anni e 8 mesi di reclusione un 76enne riconosciuto colpevole del reato di tentato o omicidio per aver sparato contro la moglie a Roccafluvione, confermando la condanna emessa in primo grado. Neanche ad Ancona i giudici hanno voluto inquadrare l’accaduto come una minaccia grave nei confronti della consorte, mantenendo inalterata l’accusa di tentato omicidio contestata dalla Procura ascolana, reato per il quale l’anziano è stato condannato. "Ritengo che si sia trattato di una minaccia e non di un tentativo di uccidere la moglie per cui – commenta l’avvocato Massimino Luzi – faremo ricorso per Cassazione". Il fatto avvenne il 14 agosto del 2018 a Roccafluvione. Quel giorno l’uomo fu arrestato dai carabinieri e posto ai domiciliari a casa della sorella, visto che non era opportuno tornasse a casa con la moglie ed il figlio convivente. "Stavamo cenando in casa e si discuteva. Mio marito si è alzato, ha preso il fucile e lo ha puntato contro di me; quando mio figlio si è avvicinato al padre per disarmarlo è partito il colpo" ha raccontato la moglie durante il processo al marito. Un vecchietto che lei ha descritto come persona dai modi spicci, che magari minacciava di fare cose brutte, "ma solo per ignoranza, non per cattiveria vera e propria". Quel giorno il 76enne era tornato a casa non proprio sobrio. Era nata una discussione perché la moglie era stata a fare spesa e l’aveva accompagnata il figlio che viveva ancora con loro ed aveva problemi di lavoro.

"Lui è geloso di questa cosa, ma io mio figlio anche se è grande mica lo posso abbandonare" ha detto la donna ai giudici in primo grado. Anche il figlio ha dato la sua versione. "Quando ho visto mio padre con in braccio il fucile mi sono avvicinato a lui per disarmarlo. L’arma però non l’ha puntata contro di noi, la teneva solo in braccio. Quando ho fatto per togliergliela è partito il colpo che è finito contro il muro" ha riferito l’uomo che ha per altro messo in dubbio chi tra lui e il padre lo ha inavvertitamente fatto partire. "E’ un fucile da caccia, il grilletto è molto sensibile e non so se sia stato mio padre o se invece lo abbia sfiorato io facendo quindi partire il colpo in canna".

Peppe Ercoli