Aula di tribunale
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Ascoli Piceno, 3 febbraio 2018 - Il giudice del tribunale di Ascoli Marco Bartoli ha condannato a tre anni di reclusione un ascolano di 40 anni finito sotto processo per fatti avvenuti a febbraio 2013 a Valle Castellana. Difeso dagli avvocati Umberto Gramenzi e Silvia Morganti, l’uomo era accusato di stalking e interruzione di pubblico servizio.

Era in cura da un medico e per un anno circa ha assunto un farmaco. Un giorno è finito in ospedale in preda ai dolori e al pronto soccorso i medici gli hanno detto che quel farmaco non poteva essere assunto per così tanto tempo. Appresa questa notizia e ritenendo il medico responsabile del suo malore, secondo l’accusa avrebbe messo in atto una serie di comportamenti molesti nei confronti del dottore e della sua famiglia. Li ha minacciati di lasciare Valle Castellana altrimenti avrebbe ucciso i figli della coppia.

La famiglia nel fine settimana si è allontanata dal paese e comunque è rimasta chiusa in casa per evitare di incontrarlo. Il 15 febbraio il dottore ha anche chiuso il suo ambulatorio e questo avrebbe fatto configurare – secondo l’accusa – il reato di interruzione di pubblico servizio. La Procura ieri ha chiesto l’assoluzione del quarantenne che però il giudice Bartoli ha condannato a tre anni.

E’ andata leggermente meglio a un altro imputato in un secondo procedimento giudiziario per il quale in primo grado il giudice delle udienze preliminari del tribunale di Ascoli Rita De Angelis lo aveva condannato a tre anni, al termine di un processo celebrato con rito abbreviato. I suoi legali hanno proposto ricorso in Appello dove la pena è stata ridotta a due anni. Questa seconda vicenda risale al 3 gennaio 2016 ed è avvenuta a Valle Castellana. L'uomo era accusato di sequestro di persona, violenza privata, estorsione, tentata estorsione, minacce e lesioni personali. Il tutto per aver preso a pugni in strada e poi anche a casa un giovane di Valle Castellana, impedendogli di uscire. 

Lo accusava di aver quasi investito con l’auto la figlia. Attraverso intimidazioni avrebbe poi indotto i datori di lavoro del giovane a licenziarlo, intimando attraverso minacce al medico curante del ragazzo di non rilasciargli il certificato medico per le lesioni. In una registrazione si sente il responsabile del cantiere chiedere al ragazzo di ritirare la denuncia contro Ferri perché altrimenti questi gli avrebbe mandato l’ispezione dell’Ufficio del lavoro.