"In magazzino abbiamo 19.500 test antigenici rapidi donati dalla Fondazione Carisap. La mia intenzione era di dare eventualmente al Soroptimist questi tamponi che non sono pubblici, previa comunque autorizzazione da parte della Regione e dell’Asur. Ancora infatti non era stata fatta alcuna determina, ma ho solo dato la mia disponibilità a collaborare ad un’iniziativa che mi è sembrata lodevole". Le parole sono del direttore dell’Area vasta 5, Cesare Milani, e sono sufficienti a spiegare come il club ascolano in realtà non abbia...

"In magazzino abbiamo 19.500 test antigenici rapidi donati dalla Fondazione Carisap. La mia intenzione era di dare eventualmente al Soroptimist questi tamponi che non sono pubblici, previa comunque autorizzazione da parte della Regione e dell’Asur. Ancora infatti non era stata fatta alcuna determina, ma ho solo dato la mia disponibilità a collaborare ad un’iniziativa che mi è sembrata lodevole". Le parole sono del direttore dell’Area vasta 5, Cesare Milani, e sono sufficienti a spiegare come il club ascolano in realtà non abbia beneficiato di alcun trattamento di favore rispetto al Comune di Pesaro da parte della Regione e dell’Asur. Ma la polemica ormai è scoppiata, ancor prima di sapere (comprensibilmente, per carità) come stanno realmente le cose. Tutto è nato in seguito al diniego ricevuto dal sindaco di Pesaro, Matteo Ricci, da parte della Regione Marche, nel poter utilizzare parte dei 600mila tamponi avanzati dallo screening di massa, per monitorare studenti e personale scolastico degli istituti superiori in vista del ritorno sui banchi previsto per domani. Diniego scaturito da ragioni burocratiche, ma che ha suscitato una dura reazione da parte del primo cittadino quando è venuto a conoscenza del fatto che il Soroptimist di Ascoli avrebbe promosso la medesima iniziativa in due licei, del capoluogo e di San Benedetto, attraverso l’utilizzo di test che a fornirli sarebbe stata l’Area vasta 5.

Tant’è vero che lo stesso Ricci, pensando che i tamponi da destinare al Soroptimist fossero di proprietà dell’Asur e della Regione, ha parlato di "giochini politici fatti sulla pelle degli studenti e del personale scolastico" aggiungendo che "quando si parla di sicurezza nella scuola dovrebbero essere tutti uniti e che Pesaro andrà avanti con le proprie forze", ma che comunque quello della Regione "è davvero un atteggiamento miope e inaccettabile". Insomma, una querelle che ha spinto anche il consigliere regionale del Pd, Anna Casini, a intervenire. "Mentre al sindaco di Pesaro viene negato l’utilizzo dei tamponi avanzati dallo screening di massa – dice – il direttore dell’ Area vasta 5 ha dichiarato che darà i tamponi alle Soroptimist per farli in due scuole scelte da loro. Quindi no alle istituzioni, sì ai club. Studenti di serie A scelti da privati che fanno i tamponi e studenti di serie B che non li fanno". Ma ora che ne sarà dell’iniziativa promossa dal Soroptimist? Il club la porterà avanti, ma ha deciso di provvedere autonomamente all’acquisto dei test. "Ringraziamo Milani – dice la presidente Piera Seghetti – il quale, benché l’iniziativa sarà totalmente a carico del club e senza oneri per il Ssr, ha sostenuto moralmente il progetto ‘sicurezza nelle scuole".

Lorenza Cappelli