La manifestazione dei terremotati a Roma
La manifestazione dei terremotati a Roma

Ascoli, 18 maggio 2019 -  «Siamo sempre come ci avete lasciato: soli», un messaggio disperato, ma anche determinato, quello dei terremotati che ieri si sono riuniti a Roma (FOTO). Le loro case sono crollate, i loro paesi non esistono più, ma la voglia di rinascere è ancora ben salda e ancorata a una sola parola: 'ricostruzione'. Lo dimostra il fiume di persone che questa mattina alle 10 si è riversato in piazza Montecitorio, sfidando la pioggia per aderire alla manifestazione organizzata dal coordinamento dei comitati Terremoto Centro Italia in rappresentanza di Lazio, Abruzzo, Marche e Umbria.

«Non vogliamo essere deportati», «Se fossimo banche e non persone sarebbe finita la ricostruzione», «Non ci sentiamo rappresentati». Sono solo alcuni dei messaggi scritti a chiare lettere sugli striscioni esposti dai manifestanti, riuniti per chiedere soluzioni a un governo incolpato di assenteismo e indifferenza. Sotto accusa la lentezza di una burocrazia kafkiana, ma anche la mancanza di incentivi e l'uso non adeguato dei fondi, a partire dai 35 milioni degli sms solidali che «andavano fatti gestire da un comitato composto da garanti, ma anche dai rappresentanti dei cittadini terremotati e delle associazioni di categoria».

Tante le domande gridate al megafono, che non è stato passato a nessun rappresentante politico, per evitare strumentalizzazioni nei riguardi di quella che si è posta fin dall'inizio come una protesta apolitica. «Ci hanno sempre detto che i soldi ci sono, dove stanno? E dov'è il decreto per il centro Italia?», si aspettano risposte chiare ed immediate i terremotati, che dopo 3 anni di attesa sono stufi di sentirsi presi in giro. Delusi dal decreto sblocca cantieri, che non offre soluzioni valide.

«Abbiamo scritto a Presidenti della Repubblica, Senato, Regione, agli organi istituzionali, e non abbiamo ottenuto niente – ha detto al megafono una manifestante di 'Arquata Futura' – Siamo uno dei comuni più colpiti del centro Italia. Vogliamo leggi speciali, la nostra è un'emergenza. Finora abbiamo ottenuto solo passerelle. Vogliamo risposte precise e sicure, una programmazione con delle scadenze da rispettare. Siamo molto arrabbiati e molto stanchi, non vogliamo che il nostro territorio muoia e abbiamo 7 frazioni perimetrate, per cui non possiamo presentare progetti».

I terremotati hanno anche espresso la loro delusione per la mancata presenza dei sindaci, caldeggiata in un momento difficile, a una settimana dalle elezioni, proprio per ricordare ciò che, durante l'ultima campagna elettorale, era stato promesso ma mai mantenuto. E se tra le richieste è emersa anche l'esigenza di incrementare il personale dell'Ufficio ricostruzione, sommerso da pratiche e in forte difficoltà, così come la necessità di ricevere incentivi per evitare lo spopolamento e la morte definitiva dell'economia del territorio, la domanda cruciale resta una: «Stato, dove sei?». I terremotati torneranno a porla alle istituzioni alla prossima manifestazione, prevista per il primo di giugno.