Arquata (Ascoli), 4 dicembre 2018 - L’occasione è stata quella della presentazione del libro fotografico dedicato alla terra che da amministratore si è visto sgretolare sotto gli occhi, ‘La zona Rossa. Le terre di Arquata del Tronto dopo il terremoto 2016’ di Marco Della Pasqua, avvenuta ieri in Camera di Commercio. Per il sindaco Aleandro Petrucci è stato come rivivere quei momenti quando la furia del terremoto, quella drammatica notte del 24 agosto, ha portato via case e vite umane.

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Da allora, il primo cittadino di uno dei comuni maggiormente colpiti dal sisma del 2016 ne ha incontrati di ‘pezzi grossi’, dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ai vari commissari per la ricostruzione che si sono susseguiti, dai ministri agli assessori regionali, ma nonostante non si sia mai tirato indietro nel dire realmente come stavano le cose, la musica non è mai cambiata, o quasi, in due anni. «Ancora – dice – ci devono dire se si può ricostruire. Di Pescara del Tronto ce lo hanno detto chiaramente che la ricostruzione non sarà possibile, ma degli altri paesi no. Il fatto è – continua con un pizzico di rammarico – che per fare queste valutazioni occorre pagare un’equipe di tecnici che vanno nelle zone rosse a fare i sopralluoghi. Non possiamo aspettare ancora mesi e mesi, sono disposto ad anticipare i soldi della donazione per far partire questa cosa, poi me li ridaranno».

E’ un fiume in piena Aleandro Petrucci, soprattutto quando parla della sua gente, di quella che se ne è andata e non ritornerà più e di quella che invece, nonostante tutto, ha fatto ritorno in un paese che forse è ridotto peggio del giorno dopo la terribile scossa. Prima del terremoto Arquata contava 1200 anime, ora ne conta circa la metà. «Ufficialmente – dice – sono rientrate 630 persone. Insomma, poco più della metà. Ma se non c’è lavoro come possiamo pretendere che facciano rientro tutti. Purtroppo solo una ditta ci è stata vicina ed ho intenzione di concedere l’onorificenza di cittadini onorari ai fratelli Della Valle che hanno, prima formato, e poi assunto cinquanta persone. Anche lo stabilimento Unimer sta ricostruendo, ma tutte le altre aziende che c’erano sono state delocalizzate. Allora, mi chiedo, perché non danno incentivi a queste ditte per rimanere? Se non diamo lavoro alle persone, il territorio rimarrà vuoto. Anche l’indotto è importante, perché la gente ci veniva a comprare. In tutto erano una quarantina, prima del terremoto, coloro che lavoravano nelle aziende che si trovavano sul territorio». E se la ricostruzione è il problema principale, non lo sono da meno i continui decessi che si registrano.

«La popolazione – dice ancora Petrucci – è scoraggiata ed ancora più grave è il fatto che stanno morendo tantissimi anziani. Da noi, prima del sisma, o si moriva da giovani per disgrazie, o non si moriva mai. Ora, ogni settimana, ad Arquata, c’è un decesso. Non ho più i loculi nel cimitero, ma fortunatamente ho ottenuto un finanziamento e ne farò costruire degli altri. Per quanto riguarda la ricostruzione – conclude – è molto lontana, basti pensare che ci vorrà ancora un anno per togliere le macerie».