Enzo Rendina è stato per mesi tra le macerie di Pescara del Tronto. Dal 30 ottobre si era trasferito a Borgo di Arquata
Enzo Rendina è stato per mesi tra le macerie di Pescara del Tronto. Dal 30 ottobre si era trasferito a Borgo di Arquata

Ascoli Piceno, 1 febbraio 2017 - Dalla proposta ad andare in albergo lungo la costa, al carcere, il passo è stato breve. Nel pomeriggio di lunedì i carabinieri di Arquata hanno arrestato l’ultimo abitante di Pescara del Tronto, Enzo Rendina, ieri condotto al Marino. Finisce così una storia che andava avanti dal 24 agosto. L’uomo è stato prelevato nella sede dei vigili del fuoco di Borgo di Arquata e portato al carcere.

I motivi che hanno costretto le forze dell’ordine a prendere questa decisione è che la zona dove Rendina ha deciso di rimanere è colpita da un’ordinanza di evacuazione, ma nonostante il provvedimento l’uomo aveva deciso di ignorarlo mettendo a repentaglio la sua incolumità e quella degli altri. «La zona è colpita da un’ordinanza di evacuazione – ha dichiarato il sindaco Aleandro Petruicci – e lo stesso Rendina da due mesi è stato raggiunto da una diffida, abbiamo cercato di aiutarlo, l’uomo però aveva deciso di ignorare tutto e tutti, fino a che le forze dell’ordine hanno deciso di mettere fine a questa vicenda. Una decisione che si è resa necessario per la sua incolumità, ma anche perché nei prossimi giorni su quei luoghi dovranno iniziare i lavori per la rimozione delle macerie, la sua presenza avrebbe complicato le operazioni. Si è deciso che le macerie dei paesi colpiti saranno portate via, in un capannone di Monteprandone della Picenambiente, in attesa che la Unimer possa trattarle. Ho appreso la notizia mentre stavo tornando da Roma, dal punto di vista umano sono dispiaciuto, ma purtroppo non credo si potesse fare diversamente, visto che nessuno è riuscito a farlo ragionare».

Dopo il sisma, mentre tutti fuggivano da quella terra diventa improvvisamente ostile, Rendina aveva deciso di rimanere lì affrontando tutte le difficoltà. A nulla erano valsi i tentativi del sindaco Petrucci, del commissario straordinario Vasco Errani, di portarlo via, si era sempre rifiutato. Lui aveva scelto di vivere lì in quella che era stata la sua terra, il suo microcosmo. Un luogo diventato in poco tempo spaventoso, per i ricordi di quei terribili momenti e le immagini di dolore e morte.

Solo dopo le violente scosse del 30 ottobre Rendina aveva lasciato Pescara alla volta di Borgo di Arquata, ma anche qui subito era iniziato il suo vagabondare senza meta, fino a stabilirsi nella sede dei vigili del fuoco, dove dormiva. Una situazione insostenibile. Una resistenza o semplice disobbedienza? Sta di fatto che non voleva neanche sentir parlare di abbandonare le sue montagne, al telefono ci aveva assicurato che aveva un certificato medico che testimoniava che non poteva stare nei luoghi chiusi. Ha dovuto fare i conti con la legge.

AGGIORNAMENTO - Oggi il giudice gli ha restituito la libertà, ma con il divieto categorico di tornare nella sua terra. Almeno per il momento.