Enzo Rendina e Francesco Ciabattoni
Enzo Rendina e Francesco Ciabattoni

Ascoli, 20 marzo 2018 - La casetta prefabbricata è lì, nell’area di Borgo 2 ad Arquata, ma lui non ha nessuna intenzione di tornarci e chissà mai se ci tornerà. Stiamo parlando di Enzo Rendina, una delle figure più note fra i terremotati del 2016. La sua casa a Pescara del Tronto è parzialmente crollata, si è salvato per miracolo. Rendina ieri mattina era a Palazzo di Giustizia ad Ascoli.

E’ infatti in corso il processo a suo carico, per l’accusa di interruzione di pubblico servizio e resistenza a pubblico ufficiale per fatti riferiti al 30 gennaio 2017 quando i carabinieri, non riuscendo a convincerlo a lasciare la tensostruttura riservata ai vigili del fuoco e a trasferirsi nell’albergo messogli a disposizione dal comune di Arquata, lo hanno arrestato perché avrebbe fatto resistenza all’«invito ad andare via».

L’udienza è però andata a vuoto. In quella precedente il giudice Bartoli aveva multato i testimoni assenti, quattro funzionari e responsabili del campo di Pescara del Tronto, disponendo nei loro confronti l’accompagnamento coatto ad opera dei carabinieri per l’udienza di ieri. Ma anche ieri non si sono presentati, non per colpa loro stavolta, ma per un problema di notifica della nuova convocazione. Per cui il processo è slittato al prossimo 17 settembre, sempre per iniziare a sentire i primi testimoni. Amareggiato Rendina, non tanto per il rinvio del processo, quanto proprio per il fatto di doversi difendere da accuse che respinge. «Io mi sento male a stare qui. Sono finito sotto processo per una ritorsione nei miei confronti, per le battaglie ambientaliste che ho fatto negli anni – ha detto –. La mia casa è crollata il 24 agosto, per fortuna parzialmente. Con gli attrezzi che ho recuperato e le poche cose che avevo mi sono subito dato da fare per i soccorsi: ho contribuito a salvare sette persone, recuperando qualcuno anche dopo che i soccorritori erano passati con le sonde. Ho rivestito persone rimaste nude dopo la terribile scossa».

Non si aspettava come ringraziamento di finire sotto processo. «E’ una ritorsione nei miei confronti e ne temo altre: per questo pur avendo le chiavi non andrò ad Arquata, nella casetta a me destinata e credo che non ci tornerò proprio più». Rendina è rimasto a San Benedetto, anche se non ha più diritto ad albergo o Cas (contributo per l’autonoma sistemazione). «Pago a mie spese una sistemazione in residence, ma non so fino a quando riuscirò ad andare avanti. Come devo vivere io?».