Ascoli, 2 novembre 2018 - La ricostruzione post sisma, a più di due anni dal terremoto del 24 agosto 2016, stenta a decollare e un po’ ovunque procede a rilento. Ed è forse anche per questo motivo che nei comuni piceni maggiormente colpiti dal sisma neanche la buona notizia arrivata nelle ultime ore, relativa alla proroga dei tecnici assunti dagli stessi enti locali fino al 2020 proprio per occuparsi di ricostruzione, viene accolta con soddisfazione da parte dei sindaci.

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I primi cittadini di Arquata e Acquasanta, infatti, non si dicono molto soddisfatti di tale decisione, che dovrebbe essere ufficializzata a breve, visto che l’apposita legge di bilancio è stata già firmata dal presidente della Repubblica e trasmessa al Parlamento. Dal momento dell’approvazione della legge, si legge nel testo del nuovo articolo 80 del provvedimento, «il personale in comando, distacco, fuori ruolo, o ogni altro analogo istituto» previsto dal decreto 189 sul sisma «è automaticamente prorogato fino al 31 dicembre del 2020». 

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In poche parole i contratti verranno rinnovati per altri due anni. Ad attaccare pesantemente l’operato del Governo è il sindaco di Acquasanta Sante Stangoni, che può contare su quattro dipendenti. «Due anni di proroga sono troppo pochi – spiega quest’ultimo –. Se vogliamo accelerare la ricostruzione bisogna prorogare i contratti dei tecnici di almeno quattro anni. Di questo passo, sennò, si dovranno attendere altri quindici anni prima di poter parlare di ricostruzione. Questa decisione, dunque, non mi soddisfa per niente perché nel nostro territorio abbiamo ancora le macerie a terra e non viene nessuno a rimuoverle. Come risulta, poi, nella nota firmata dal funzionario regionale David Piccinini, non possiamo neanche riaprire le zone rosse. Siamo fermi e lasciati a noi stessi. Aspetto che il nuovo commissario Farabollini dia segnali nuovi ed incoraggianti a tutto il territorio, perché poi sono io a dover rispondere ai miei cittadini, e nessun altro. Le soluzioni ai problemi sono più semplici di quanto si possa pensare – conclude Stangoni –. Basta venire nei territori, ascoltare il sindaco e poi produrre in ufficio dei provvedimenti ad hoc. O si fa così oppure non si va da nessuna parte». 
 
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Sono dieci, invece, i tecnici assunti dopo il terremoto ad Arquata. «Speravamo, sinceramente, che la proroga fosse più lunga – ammettono, invece, il sindaco Aleandro Petrucci e il vice Michele Franchi –. Comunque, è già un segnale. Ci stanno facendo soffrire con questi decreti. Bisogna fare di più per questi comuni devastati dal sisma. Adesso, ad esempio, Farabollini ha detto che vuole riperimetrare tutti centri colpiti ed è un aspetto che ci preoccupa, perché non si può ripartire sempre da zero. Il 13 novembre avremo un incontro con lui e glielo faremo capire. I cittadini sono molto arrabbiati».