Augusto Lalli con Arquata sullo sfondo. Sfrattato dal sisma, abbandonati dalle istituizoni
Augusto Lalli con Arquata sullo sfondo. Sfrattato dal sisma, abbandonati dalle istituizoni

Ascoli, 9 novembre 2018 - «È dura andare avanti così. Abbiamo perso tutto e non riusciamo ad arrivare a fine mese». Un appello disperato, quello degli abitanti delle zone colpite dal sisma, costretti a lasciare i loro paesi e a cambiare vita, per ricominciare tutto da zero. E a distanza di due anni dal sisma che rase al suolo le loro case, nulla sembra essere cambiato. La ricostruzione è un miraggio che sfuma sempre di più nell’indistinto, e tornare alla vita di un tempo appare ormai un’utopia. Ma non è solo questo il dramma dei terremotati, costretti il più delle volte a vivere in un altrove che non gli appartiene, lontano da quelli che un tempo erano i luoghi della quotidianità.

A mancare, infatti, sono anche i soldi, la risorsa indispensabile per sopravvivere. E nonostante sia stata offerta loro la possibilità di usufruire del Cas, anche questo servizio non è sfuggito alla logica dominante dell’anomalia. «Non percepiamo il Cas da quasi 3 mesi – dice Gianluca Lalli, residente di Arquata del Tronto e confinato da due anni a Grottammare – deve ancora arrivarci quello di agosto e non sappiamo come fare. Ho telefonato al Comune e mi hanno detto che stanno aspettando la garanzia da parte della Regione per erogare il contribuito, ma noi, intanto, soffriamo. Di soldi ne sono arrivati tanti, ma non si sa dove siano finiti. Cosa possiamo fare? Chiediamo delle risposte chiare, chiediamo che ci vengano spiegate tutte le problematiche. Se non verrà fatta chiarezza in merito alla situazione andrò a protestare, gridando a gran voce per i diritti di tutti coloro che si trovano nella mia stessa situazione. Questa cosa non è più sostenibile».

Ad essere nelle stesse condizioni sono anche i genitori di Gianluca, Anna De Santis ed Augusto Lalli, pensionati di 74 anni. «Dalla tragica notte del 24 agosto siamo stati costretti ad abbandonare il nostro paese – dicono –, Colle di Arquata, e a lasciare le nostre case senza neppure poterci portare dietro due stracci. Abbiamo fatto tanti sacrifici per poterci comprare una casa e per allevare i nostri tre figli e dargli una vita dignitosa, parola che purtroppo non è più di moda. Sono quattro mesi che pagniamo l’affitto di tasca nostra. Per due pensionati non è facile, nessuno ci aiuta veramente». E alla voce degli abitanti di Arquata si aggiunge quella dei terremotati ascolani, tra i quali R.T., che preferisce non dire il suo nome: «La mia casa di Campo Parignano è stata dichiarata inagibile – dice – e io la mia famiglia siamo stati costretti a trasferirci in un’altra abitazione. Ci avevano promesso alloggi dell’Erap, che il sindaco doveva assegnare alle famiglie che ne avevano bisogno, ma alla fine nessuno di noi ha potuto beneficiare di questo servizio, e Ascoli si è ritrovata fuori dal bando. Oltre al danno, poi, non manca la beffa, visto che il Cas arriva in regolare ritardo».