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Ascoli Piceno, 8 settembre 2019 - Dieci arresti, 17 iscritti nel registro degli indagati, 55 persone controllate e 1 milione di euro sequestrato, fondi neri destinati al finanziamento dell’organizzazione radicale islamica Al-Nusra. Sono questi i numeri della maxi operazione antiterrorismo scattata ieri in Abruzzo, nel vicino teramano, ma che ha coinvolto anche il piceno, oltre che la città di Torino. I carabinieri del Ros e i finanzieri del Gico dell’Aquila, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia ed Antiterrorismo, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare disposta dal gip Giuseppe Romano Gargarella, nei confronti di due italiani e otto tunisini, tra cui l’ex imam della moschea di Martinsicuro, residente però a Castorano.

Tra gli indagati di spicco finiti in carcere c’è anche Brahim Jameleddine Kharroubi, il principale indagato. Anche lui tunisino, trapiantato a Torino, ma con dimora ad Alba Adriatica. L’uomo, come emerso dalla conferenza stampa di ieri a L’Aquila, commerciava in tappeti e ristrutturazioni edili, ma poi organizzava il trasferimento di denaro, attraversando l’Europa fino in Siria e Turchia, anche per «favorire il passaggio di aspiranti terroristi» in quei Paesi.

L'indagine che ha portato a sgominare la rete terroristica nasce però nel 2015, proprio dalla figura da Martinsicuro. Sono due nordafricani a segnalare i fratelli Atef e Abdelghani Argoubi dicendo che «in diverse circostanze, avevano esternato una marcata posizione ideologica antioccidentale – si legge nell’ordinanza cautelare –. Inoltre, riferivano che Atef in particolare, imam della moschea Dar Assalam, avrebbe avvicinato giovani musulmani, sui quali operare un rapido processo di radicalizzazione aprendo loro di fatto la strada verso scenari di conflitto come quelli siriano ed iracheno. Il monitoraggio dei fratelli Argoubi dal settembre 2015 al febbraio 2017, consentiva di riscontrare in capo all’Imam Atef inquietanti manifestazioni di radicalismo».

Ai domiciliari sono finiti invece sei tunisini e due italiane, una delle quali proprio la commercialista Cristina Roina di Torino. L’altra italiana in manette è Nicoletta Piombino di Corato (Bari) anche lei residente a Torino e moglie del principale indagato. Gli altri tunisini sono Kalifa Ben Sabeur Jerril, Khalifa Ben Sofiene Jerril, e Omar Kharroubi residenti a Torino; Sahbi Kharroubi, Mohamed Ben Akran Kharroubi, ed infine Wissal Doss residenti ad Alba Adriatica. E proprio sulla costa abruzzese sono stati messi i sigilli a due appartamenti, acquistati riciclando il denaro provento dei reati oggetto d’indagine. Le attività di polizia giudiziaria sono state svolte con il supporto dei Comandi Provinciali Carabinieri e della Guardia di Finanza di Teramo, Ascoli, Torino e Lodi e con l’attività di coordinamento assicurata dal Ros dei Carabinieri e dal Servizio Centrale di Investigazione sulla Criminalità Organizzata della Guardia di Finanza.