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4 mar 2022

Ucraina, paura per Simone Traini della Rai: "Scambiati per spie, armi puntate contro"

L’operatore di Ascoli Piceno era in diretta con Uno Mattina: "Pensavano fossimo russi, sbattutti a terra con i Kalashnikov alla nuca"

domenico cantalamessa
Cronaca
Il cameraman ascolano Simone Traini
Il cameraman ascolano Simone Traini

Ascoli Piceno, 4 marzo 2022 - Sono entrati nella nostra stanza con i fucili spianati, ci hanno sbattuto a terra e puntato in testa i kalashnikov". Momenti di terrore in Ucraina ieri mattina per il cameraman ascolano Simone Traini e per la troupe di Rai Uno di cui fa parte. C’è mancato poco che un semplice sospetto si trasformasse in tragedia, a testimonianza di quanto la tensione fosse altissima e in grado di coinvolgere anche coloro che cercano soltanto di fare il proprio mestiere raccontando gli sviluppi della guerra. E non è la prima volta. Anche nei giorni immediatamente successivi all’ingresso delle truppe di Putin in Ucraina, infatti, i giornalisti e gli operatori di ripresa italiani erano stati fermati dalle forze armate locali mentre cercavano di allontanarsi dalla linea di conflitto vicina a Popasnaya: erano stati scambiati per spie russe. E ieri la cosa si è ripetuta a Dnipro – dove la troupe si era spostata – con conseguenze che potevano essere ben peggiori. Poi fortunatamente il tutto si è concluso soltanto con tanto spavento. Leggi anche: Anonymous: da 007 russi soffiata all'Ucraina su attentato a Zelensky. "Putin ora rischia" E’ lo stesso Traini a raccontarci quei drammatici momenti. "Eravamo in diretta con Uno Mattina – spiega –, all’improvviso nel nostro albergo hanno fatto irruzione quattro uomini delle forze speciali ucraine, tra agenti di polizia e soldati in mimetica. Io e il mio collega cameraman siamo stati obbligati a sdraiarci per terra e ci hanno puntato la canna del fucile alla nuca, premendoci le ginocchia sulla schiena". Stesso destino per altri operatori che alloggiavano in un’altra stanza e per la giornalista Stefania Battistini, costretta a mettersi in ginocchio, tra urla e minacce, per una decina di interminabili minuti. "Parlavano soltanto in russo, non conoscevano altra lingua ed era impossibile capirli e farci ...

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