Ascoli, 29 ottobre 2020 - Monsignor Giovanni D’Ercole non è più Vescovo della Diocesi di Ascoli. La sorprendente notizia è stata data questa mattina dallo stesso prelato con un video di meno di due minuti con cui ha annunciato le proprie dimissioni, definite come un “atto di fede”.

“Questa rinuncia è una scelta difficile, sofferta ma profondamente libera, ispirata al servizio della Chiesa e non per interessi personali” sono le sue prime parole.

AGGIORNAMENTO Dimissioni del vescovo, don Lino: "Nessuna pressione su D’Ercole"

“In un momento difficile come questo in cui regna confusione, nella società c’è tanta paura e sento profondamente il bisogno di dedicarmi alla preghiera”. Quindi ecco il secondo annuncio: “Entro in un monastero dove potrò accompagnare il cammino della Chiesa in un modo più intenso nella meditazione, nella contemplazione e silenzio. Quando avrò percorso questo periodo nel monastero mi aprirò a tutte le prospettive. Sento che Dio mi chiama fare un passo perché possa rendere servizio in questo modo”.

D’Ercole, poi, passa ai saluti: “Grazie a chi mi ha voluto bene. Rinnovo la mia stima e il mio affetto e, soprattutto, siate certi, non abbandono nessuno, ma sarò ancora più vicino alla Diocesi a ciascuno di voi con la mia preghiera. Sento che solo Dio può essere la speranza affidabile su cui poggiare ogni nostro passo verso il futuro che pare incerto ma che sarà segnato dalla luce di Dio”.

Una notizia a sorpresa, improvvisa, dunque, quella delle dimissioni dell’ex vescovo dell’Aquila, che lascia la Diocesi ascolana dopo sei anni. Era stato nominato il 12 aprile 2014 (giorno del suo compleanno) succedendo a Silvano Montevecchi, deceduto il settembre precedente.

Dimissioni accettate dal Papa e nuova nomina

D'Ercoli ha presentato le dimissioni nelle mani di Papa Francesco lo scorso 13 ottobre. Il Pontefice ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Ascoli e, contestualmente, ha nominato amministratore apostolico della medesima sede monsignor Domenico Pompili, vescovo di Rieti.

Il comunicato del vescovo: "Torno in Africa"

Ecco il lungo comunicato del vescovo D'Ercole che annuncia il suo addio alla diocesi.

"Lo scorso 13 ottobre ho presentato le dimissioni da vescovo di Ascoli Piceno nelle mani di Papa Francesco. Lo ringrazio, perché, accettando in anticipo la mia rinuncia, mi ha dato la possibilità di realizzare una scelta su cui meditavo da tanto tempo e che avrei voluto concretizzare al compimento dei miei 75 anni: tornare alle origini del mio sacerdozio, in Africa, tra “i più poveri tra i poveri”, come direbbe Santa Teresa di Calcutta.

Sin dal terremoto del 2016, che ha inferto una grave ferita nelle nostre popolazioni, ho condiviso la sofferenza e l’incertezza di molti, sofferenza e incertezza proseguite e aumentate a causa della pandemia del Covid-19, che ha fatto crescere in me inquietudine, con tanti interrogativi su come poter essere utile ai fratelli e alle sorelle, come me, sofferenti e impauriti dall’incognita del futuro, accentuata dai rischi della pandemia.

Posso dire di aver fatto tutto ciò che mi è stato possibile per accompagnare la comunità diocesana e aiutare e sostenere tutti, soprattutto chi ho visto soffrire di più. Mi sono ispirato all’icona della Chiesa come “ospedale da campo”, accogliente verso ogni tipo di povertà, secondo quanto insegna Papa Francesco. Sono venuto così a contatto con molte persone e con loro ho toccato con mano problematiche e fragilità, alcune legate proprio alla solitudine e alle restrizioni che abbiamo vissuto durante l’inatteso lockdown. Chi mi conosce sa che ho cercato di assumere in modo pieno la mia responsabilità di vescovo guida della diocesi, mai girandomi dall’altra parte. Tutto questo mi ha però logorato e ha suscitato in me domande più profonde sul mio ruolo di pastore.

Davanti a situazioni impreviste e cariche di fatiche e sconfitte umane, pur impegnando ogni sforzo, ho sentito che questo non basta. È necessario un aiuto supplementare di coraggio e di speranza che non viene da noi. Mi è diventato sempre più chiaro il bisogno di fare qualcosa di più impegnativo per tutti coloro che sono vittime della “cultura dello scarto”, ogni tipo di scarto sociale e spirituale. In tempi drammatici come quelli che stiamo vivendo, è indispensabile seminare e testimoniare la “speranza affidabile” di cui Benedetto XVI parla nell’enciclica Spe Salvi.

Ispirato dalle parole che Benedetto XVI pronunciò il giorno prima di lasciare il pontificato: «Amare la Chiesa significa anche avere il coraggio di fare scelte difficili, sofferte, avendo sempre davanti il bene della Chiesa e non se stessi”, anche io ho consegnato le mie dimissioni nelle mani del Papa. Nella sua decisione di accoglierle ho visto un segno a conferma del percorso di discernimento che era in atto. Mi sono lasciato condurre dal Signore, anche se con interiore sofferenza, per avviare una nuova tappa del mio servizio alla Chiesa.

D’accordo con i superiori della Congregazione religiosa cui appartengo, quella della «Piccola opera della Divina Provvidenza» di San Luigi Orione, ho pensato opportuno ritirarmi, per un certo periodo, in un monastero in Africa, dove ho iniziato il mio sacerdozio, per immergermi in un totale clima di preghiera e di contemplazione. Credo che in questo momento il soccorso debba venire da Dio, implorato con intensa preghiera. Non abbandono quindi la vigna del Signore nella quale continuerò a operare con interiore partecipazione, offrendo il mio sostegno ai sacerdoti e alle nostre comunità in maniera più profonda e spirituale.

Nello spirito del fondatore, san Luigi Orione, proseguirò poi, secondo quanto il Signore mi suggerirà, a dare la vita per il bene delle anime e nell’accoglienza di tutti, in particolare dei giovani e dei poveri, al servizio di Cristo e della Chiesa, a sostegno sempre dell’azione profetica del Papa e in piena comunione con lui.

Ringrazio tutti, iniziando dai confratelli vescovi della Conferenza Episcopale delle Marche, che mi hanno accolto con affetto, e, dopo aver condiviso insieme i passi del ministero in terra marchigiana, mi sono stati vicini anche in quest’attuale, libera ma sofferta scelta.

Un grazie di cuore ai sacerdoti, primi testimoni del mio episcopato, ai diaconi, ai religiosi e alle religiose, alle monache di clausura, ai collaboratori pastorali, ai catechisti, alle autorità civili e militari, ai poveri, ai carcerati, ai bisognosi e ai migranti che hanno bussato alla porta dell’episcopio e l’hanno trovata sempre aperta. Così come ringrazio i malati che hanno alimentato con l’offerta delle loro sofferenze il mio ministero. Credetemi: ho voluto bene a tutti, chiedo scusa per eventuali miei errori e abbraccio ciascuno con affetto".

Il sindaco: "Rispettiamo la scelta"

"Rivolgo un invito a tutti i cittadini: non giudichiamo, ma rispettiamo questa decisione". Così il sindaco di Ascoli Piceno Marco Fioravanti, apprendendo
"con dispiacere" la decisione presa da mons. Giovanni D'Ercole di rassegnare le proprie dimissioni da vescovo della Diocesi ascolana. "Non entro nel merito della scelta, che sarà sicuramente stata sofferta e ben ponderata, ma - aggiunge Fioravanti - voglio ringraziare Sua Eccellenza per il servizio reso in questi anni alla città e a tutti i fedeli. Lo ringrazio per la vicinanza mostrata all'intera comunità ascolana durante il drammatico periodo del terremoto, lo ringrazio per la vicinanza mostrata in questi mesi resi difficili dall'emergenza Covid. Lo ringrazio anche per le parole di conforto e per il sostegno che ha saputo darmi nei momenti di maggiore difficoltà". Il sindaco fa gli auguri a mons. D'Ercole e all'amministratore apostolico mons. Domenico Pompili.

La lettera di commiato ai fedeli