Il presidente della Camera di Commercio Marche, Gino Sabatini
Il presidente della Camera di Commercio Marche, Gino Sabatini

Ascoli, 31 gennaio 2019 – Mentre il sistema imprenditoriale marchigiano stenta, nel Piceno si registra un’eccezione che potrebbe sorprendere: infatti nelle Marche nel 2018 il numero di imprese è diminuito di 594 unità, quindi uno 0,34% in meno, mentre nel Piceno alla fine ne sono nate 78 in più, pari allo 0,31%. C’è un’altra provincia che si affianca alla nostra per il suo ‘segno più’: è Macerata, anche se in questo caso si può parlare più di un pareggio rispetto all’anno precedente visto che il saldo tra iscrizioni e cessazioni è positivo di appena tre unità. Quindi le due zone più colpite dal sisma hanno visto crescere il tessuto imprenditoriale, e la conferma del fatto che le zone terremotate sono riuscite a ‘tenere botta’ arriva se si analizzano esclusivamente i dati dei Comuni di queste due province che rientrano nel cratere sismico. Nel Piceno, nel 2018, hanno operato 11.070 imprese, con 574 nuove iscrizioni e 542 cessazioni (si considerano quelle non d’ufficio): quindi un saldo positivo di 32 imprese che non si registra da nessun’altra parte. Infatti ad Ancona la flessione è stata dello 0,38%, a Fermo dello 0,13% e a Macerata solo dello 0,07%. Nelle aree più provate dalle conseguenze del sisma, come il Maceratese e l’Ascolano, c’è stata una maggiore capacità di reazione ma solo nei Comuni del cratere piceno si è registrato quello scatto in avanti che fa ben sperare anche per il futuro. Un fatto, quest’ultimo, che la Camera di Commercio regionale spiega concentrandosi sulle difficoltà dei principali distretti manifatturieri tradizionali, le cui dinamiche stanno incidendo in modo molto più negativo di quanto non abbia fatto il terremoto.

“La situazione evidenziata dall’ultima rilevazione Movimprese – ha detto Gino Sabatini, presidente della Camera di Commercio regionale - conferma purtroppo il trend negativo del primo semestre dell’anno, con una performance marchigiana negativa, dove pesa notevolmente il dato delle iscrizioni, scese nel 2018 sotto quota 9.000. In accordo con la tendenza italiana il comparto turistico tiene leggermente meglio degli altri, mentre i settori tradizionali della manifattura e delle costruzioni sono sostanzialmente fermi”. Il quadro generale dice infatti che a livello nazionale il 2018 si è chiuso con una crescita dello 0,52% mentre nelle Marche la tendenza è in negativo, visto che in regione si sono perse 594 imprese che in percentuale valgono un -0,34%. Un risultato che poteva essere ben peggiore se non ci fosse stato il Piceno a bilanciare i segni meno che imperano in tutte le province marchigiane, o quasi: considerando che Macerata ha fatto registrare un saldo positivo di tre unità (0,01%), ecco che tutte le altre hanno oscillato tra il -0,36% di Pesaro e il -0,96% di Ancona. Unica eccezione la provincia di Ascoli che ha chiuso l’anno con 24.879 imprese registrate e un saldo positivo di 78 unità, dato da 1.342 iscrizioni e 1.264 cessazioni.