Archimede Sabelli
Archimede Sabelli

Ascoli, 10 aprile 2018 – Un libro per raccontare la storia della Sabelli. Tra quelle pagine del volume “Con il latte nelle vene”, si rincorrono le fasi di una vita che hanno disegnato il futuro ricco di soddisfazioni di un’intera famiglia. Il testo è una raccolta di ricordi. È il lungo viaggio che Archimede Sabelli, oggi 90enne, fa all’interno della sua anima, scoprendo e ridisegnando volti, rivivendo emozioni belle e brutte o ripercorrendo i tratti delicati di Mena, sua moglie, mentre cammina veloce fra le operaie. Non nasconde neppure il racconto della fame che gli attanagliava lo stomaco nei due anni di prigionia.
L’azienda, che nel 2021 compirà 100 anni, è una delle poche aziende italiane leader nel comparto del fresco, che può definirsi a tutti gli effetti a gestione familiare. La sua storia parte da lontano, da Bojano nel Molise, in quel piccolo laboratorio dove Nicolangelo Sabelli iniziò a trasmettere al figlio Archimede la sua conoscenza di casaro. Se è vero che oggi l’azienda è proiettata nel mercato internazionale grazie anche al lavoro svolto dalla quarta generazione, cioè dai due nipoti Angelo Davide Galeati e Simone Mariani, è altrettanto vero che è forte l’esigenza per la famiglia Sabelli di far conoscere la propria storia, di metterla in condivisione con il tempo presente.

“E’ stato qualcosa di molto più di un semplice mezzo di sussistenza – dice l’autore riferendosi al lavoro -. E’ stata la passione che mi ha consentito una vita piena, di dare un senso alla mia esistenza, regalandomi l’entusiasmo di alzarmi ogni mattina alle cinque con la voglia di continuare a produrre ed essere operativo. Il mio mestiere è stato una passione divorante, una malattia dalla quale ho scelto di non guarire. Per quanto mi riguarda, credo che, arrivato a 94 anni, io possa ritenermi soddisfatto per aver avuto una vita lunga e piena, una vita che mi ha regalato, accanto a tante sconfitte e grandi dolori, anche molte gioie e soddisfazioni”.

La sua testimonianza regala anche lo spaccato di una Italia che stava cambiando, immersa nelle difficoltà e nell’euforia di rinascere.
Ha inventato macchinari per facilitare la produzione delle mozzarelle, è stato un visionario: quando negli anni ‘60 la sua spasmodica ricerca del latte ( allora scarso) lo portò sui nostri monti, non si atterrì di fronte alla constatazione che ogni contadino aveva al massimo 2/3 mucche, quando andava molto bene, parlò con ognuno di loro, diede fiducia alle persone e al territorio, li invitò ad investire sulle mucche, li trasformò tutti da contadini in allevatori e da quelle montagne impervie ma incontaminate tirò fuori il suo latte, quello che negli anni aveva sempre cercato per i suoi prodotti.
Questo libro scritto in vecchiaia, è il gesto concreto di un’apertura personale, un viaggio intimo dove non si parla mai di fatturato, produzione e mercati, ma si parla di vita, emozioni, esperienze, che sono la base di espressione dei valori di un uomo e di una famiglia, quei valori che generano quello che definiamo “ricchezza consapevole”.