Ascoli, 7 gennaio 2019 - Il decreto sicurezza divide i sindaci: se da un lato ci sono quelli che minacciano di non applicarlo, dall’altro c’è anche chi appoggia le misure volute dal ministro Salvini. In quest’ultima categoria c’è anche Castelli: “Un cittadino, e a maggior ragione un sindaco, non può mai violare una legge: un fatto vero sempre – ha detto al Tg2 – e ancor di più in riferimento al decreto sicurezza che ha avuto il merito finalmente di introdurre certezze nella complicatissima questione dell’accoglienza e dell’immigrazione”.

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Castelli in una nota ha articolato la sua posizione: “Il decreto sicurezza, in materia di immigrazione, contiene norme condivisibili e ampiamente attese da moltissimi sindaci italiani i quali, negli ultimi anni, hanno subìto gli effetti di una politica di accoglienza disordinata e irrazionale. Rispetto la posizione dei colleghi di Palermo e Napoli ma, per quanto mi riguarda, parlare del decreto come di un provvedimento ‘criminogeno e disumano’ è assolutamente fuorviante. Se c’è stato qualcosa di criminogeno in Italia, rispetto a questa tematica, è stata piuttosto l’idea di una ‘immigrazione illimitata’ che negli ultimi anni in Italia, almeno sino all’insediamento del ministro Minniti, ha oggettivamente alimentato il senso di insicurezza e il disagio sociale delle comunità locali”.

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Il sindaco ha sottolineato il fatto che “sulle città, sulle prefetture e sulle comunità locali si sono scaricati i costi gestionali, sociali e di sicurezza di un fenomeno gestito con la lente dell’ideologia e non con il buon senso. Lo stesso Sprar che nei primi anni del 2002 nasce per favorire l’integrazione a livello comunale di quanti (rifugiati, minori e titolari di permesso di soggiorno) avevano già ottenuto il riconoscimento del diritto di permanere in Italia, ha subìto una grave torsione che ne ha compromesso l’originale finalità. Il decreto sicurezza proposto dal ministro Salvini – è la convinzione di Castelli - chiude definitivamente questa stagione cambiando completamente e doverosamente l'approccio alla gestione del problema”.

Il primo cittadino è tra i firmatari di una lettera indirizzata al presidente dell’Anci, Antonio Decaro, con cui si chiede la convocazione degli organismi dirigenti dell’associazione per discutere di questi temi perché “vista la delicatezza della materia, la posizione ufficiale dell’Anci deve necessariamente scaturire da un confronto che coinvolga i massimi organismi dell’associazione a partire dal direttivo e dal consiglio nazionale”.