Grottammare (Ascoli Piceno), 17 luglio 2014 - I cinque educatori della Casa di Alice (foto) di Grottammare, arrestati martedì scorso per maltrattamenti e sequestro di persona ai danni di alcuni ragazzi e bambini autistici, hanno chiesto di essere scarceratiRoberto Colucci, 47 anni, coordinatore presso il centro, Rossana Raponi, 53, Maria Romana Bastiani, 46, Susan Ciaccioni, 43, Luciana D'Amario, 53, sono comparsi stamattina davanti al Gip di Fermo, Andrea Cozzolino, e al pm Domenico Seccia. Il Gip si è riservato la decisione sull'istanza di scarcerazione in attesa del parere del pm al quale i verbali degli interrogatori sono già stati trasmessi.

"Non dovevano far male a loro stessi, né agli altri". Questo il motivo di alcune pratiche adottate nella gestione dei disabili del centro, secondo le quattro operatrici: gli stessi metodi. Al termine degli interrogatori i difensori dei cinque indagati si sono detti soddisfatti: "I magistrati hanno chiesto spiegazioni che sono state fornite con dovizia di particolari" ha riferito l'avvocato Francesco Voltattorni, che assiste le quattro operatrici. Il penalista ha consegnato al giudice la normativa regionale sulle strutture accreditate che prevede il ricorso a stanze 'time out', la 'stanza azzurra' (guarda il videodella Casa di Alice, chiamata cosi' per il colore delle pareti.

Questi locali "sono necessari per evitare atti di autolesionismo da parte dei giovani autistici o violenze nei confronti degli altri ospiti" hanno spiegato le operatrici, sostenendo di non aver mai commesso abusi o maltrattamenti. Mentre alle quattro donne sono state chieste spiegazioni su ogni singolo episodio (gli ospiti lasciati seminudi nella stanza di contenimento, gli strattonamenti, etc.), il responsabile della struttura Roberto Colucci ha fornito su richiesta del Gip e del pm chiarimenti tecnici sul trattamento socio educativo applicato sui pazienti della casa di Alice. "Colucci è l'unico tecnico della struttura in possesso di una laurea, e di cognizioni specifiche su come trattare persone che, come nel caso in questione, sono affette da autismo in forma molto grave" ha detto il difensore, l'avvocatessa Donatella Di Berardino. "Che alcuni ospiti fossero nudi nella 'stanza azzurra' - ha proseguito - è dovuto al fatto che l'obiettivo era proteggerli da episodi di autolesionismo, che nei momenti di grave crisi sono possibili con qualsiasi oggetto o indumento".