Ascoli, 12 luglio 2018 - Vittorio Sgarbi sarà ad Ascoli il 15 luglio ed aprirà la settima edizione de ‘L’Altra Italia’, rassegna culturale promossa dal Comune in collaborazione con l’Amat. Il teatro Filarmonici è pronto ad aprire il sipario alle 21 sul dibattito dal titolo ‘Dio tra arte e scienza’, nel corso del quale il noto critico d’arte, scrittore e politico discuterà con il filosofo Giulio Giorello sul rapporto tra religione arte e scienza. L’iniziativa si iscrive nell’ambito di una collaborazione tra la Regione Marche, i comuni di Ascoli e Arquata e una più ampia rassegna, la ‘Milanesiana’, diretta da Elisabetta Sgarbi. Il giorno successivo al suo ingresso in teatro, Sgarbi interverrà alla inaugurazione della mostra ‘Luigi Serafini. Le storie naturali, che resterà aperta fino al 30 settembre al Forte Malatesta.

Professore, è felice di tornare ad Ascoli?
«Certamente. Ci sono stato da poco per la mostra di Cola Dell’Amatrice e sono sempre felice di tornare».

La Milenesiana, quest’anno, ruota intorno ai concetti di dubbio e certezza. Come si iscrive il suo contributo ‘Dio tra arte e scienza’ all’interno di questa cornice?
«Faccio fatica ad immaginare la morale della religione contro la scienza, per cui credo che, se Dio esiste, non può che comprenderla».

Discuterà con Giulio Giorello proprio in merito a questi temi. Ci può dare qualche anticipazione?
«La mia idea è quella di una divinità benevola, non legata a pregiudizi moralistici. I tempi mettono spesso la religione nei termini di un conflitto apparente, ma basta pensare che tutto ciò che esiste in natura poteva essere previsto da Dio per capire che Egli non può essere contrario a niente. Non esiste conflitto reale tra scienza e religione».

Nel corso del convegno Nazionale Teologico-Pastorale disse che «la bellezza è strumento di fede, dimostra che Dio c’è». Può spiegare meglio questo concetto?
«Mentre Dio è incomprensibile, l’arte è ciò che ce lo manifesta. Quando guardiamo il Giudizio Universale di Michelangelo, intuiamo che Dio esiste. Per cui l’arte è l’espressione intuitiva della sua reale esistenza».

Interverrà all’inaugurazione della mostra di Luigi Serafini. Cosa ci può dire in merito?
«E’ un artista straordinario, l’ultimo surrealista, l’ultimo visionario. Inventa un mondo che non c’è per illustrarlo in maniera assolutamente mirabile».

Tema della Milanesiana sarà anche il terremoto. Crede che questo territorio troverà il modo di ripartire?
«L’unica modalità possibile per ripartire è la ricostruzione, che va fatta eliminando le brutture degli ultimi 50 anni e migliorando i centri storici. Questo deve essere l’impegno primario del governo. Non si può stare per 20 anni in un teatro di fantasmi. L’avanzamento dei lavori deve essere rapido e i luoghi terremotati devono ripartire entro un decennio».

Cosa vuole dire a coloro che hanno perso i luoghi simbolo della loro esistenza?
«È un trauma, un lutto che non si ripara, ma che occorre cercare di mitigare attraverso l’efficienza dello Stato, che fino ad oggi non si è manifestata».