Bologna, 29 aprile 2018 - Che bel tipo, Elisa Genghini. Ironica, poetica, ostinatamente fuoritempo. Ma sarebbe meglio dire “Fuorimoda”. Primo perché è questo il titolo che lei stessa ha scelto per il suo ultimo album, autoprodotto e uscito lo scorso Natale. Secondo perché il tempo metrico, negli undici brani del suo disco, non ha un briciolo d’incertezza. Scorre limpido, piuttosto, nei brani calmi e melodici alla ‘Irene’ e in quelli che vanno per la maggiore, in cui le maree della creatività hanno la meglio, con la risacca che stravolge ogni regola. Vedi ‘L’altra donna’, atipico esperimento in cui la voce parte e riparte di continuo. Costruzione sbilenca e straniante: chi ascolta in streaming (il disco è disponibile su Spotify) non può fare a meno di pensare di aver dimenticato aperta una qualche altra pagina, altrove, dove il brano è ripartito in fuori-sincrono.

Censimento musicale, il regolamento

Valeva la pena? Forse che sì, forse che no. Il dubbio è lecito, ma non ha tempo di formarsi. Perché il disco nel frattempo è andato avanti, e la canzone successiva, ‘Paletto dell’amicizia’, sia scritto nero su bianco, e un brano e-pi-co. Melodico, poetico, completamente inopportuno: è una ballata sulle relazioni a senso unico, quelle di ‘andiamo a letto ma non stiamo insieme. C’è uno che ama, mentre all’altro sta bene così. Un clichè che neppure un sultano del nonsense come Elio avrebbe potuto valorizzare meglio. Merito del punto di vista femminile, atipico in un mondo di uomini, e di quella sua resa esecutiva così semplice e funzionale, con tutte quelle parolacce smozzicate in volata.

Il risultato è un piccolo miracolo di creatività. Un’ironia dell’espressione, che rifugge la volgarità pur esplicitandola, e scherza su argomenti quotidiani per fare filosofia profonda, parlando di spinterogeni per comporre un affresco intelligente della nostra società. Come ‘I meccanici’, un iroico inno ai lavori manuali, contrapposti un esercito di artisti in un Paese che scrive e non legge, che compone e non ascolta, che cura la forma ma non ha nulla di intelligente da dire. Nulla a che vedere con i meccanici, che “si alzano la mattina presto e bevono il caffè senza fraintendimenti / e vanno a lavorare con tutto il corpo ben legato alla realtà / in mezzo a un cric idraulico al carrello / e l’ufficio preventivi qualche metro più in là”, perché “vivono in una dimensione: quella del presente”. Il tutto suonato in modo classico e nazionalpopolare: una chitarra arpeggiata, una batteria felpata e una voce limpida e piena di pathos...

LO SPECIALE / Leggi le altre recensioni

Non potrebbe essere, tranquillamente, un pezzo di Ivan Graziani, o di Rino Gaetano? Non, non potrebbe. Perché ci sono dentro una sensibilità e un’arguzia che possono essere soltanto femminili, declinate su un’anagrafe che, di per sé, è una storia bellissima da raccontare: Genghini Elisa, nata riminese, naturalizzata bolognese, dalle parti di Castenaso. Figlia di un bagnino romagnolo e una tedesca in vacanza a Rimini, cantante, suonatrice di chitarra, ukulele, mandolino, percussioni, autrice di libri come “101 cose da fare in Romagna almeno una volta nella vita” (Newton Compton) o “Sposerò Manuel Agnelli” (Pendragon).

Musicalmente, Elisa Genghini si era già sentita in “Anatomia femminile”, la compilation di Michele Monina sul corpo delle donne, raccontato dalle donne: due dischi e quarantatré autrici. Ognuna ha cantato una parte anatomica. A Elisa Ghenghini sono toccate le guance, con ‘Il giorno prima dell’amore’. Già lì si era colto un certo stile.

LA SCHEDA

Nome: Elisa Genghini

Genere: cantautorato

DIsco: "Fuorimoda" (2017, autoprodotto)

Libri: "101 cose da fare in Romagna almeno una volta nella vita” (Newton Compton);  “Sposerò Manuel Agnelli” (Pendragon)

Dove seguirla: https://elisagenghiniweb.wordpress.com/