Pierpaolo Marconcini, in arte Lo Yeti

Bologna, 3 gennaio 2018 - Cantautore della Bassa, classe 1983, una certa dimestichezza con la chitarra, il pianoforte e la stesura di testi e melodie. Tutto questo è Lo Yeti, all’anagrafe Pierpaolo Marconcini, che ha esordito lo scorso aprile con il suo primo album, ‘Le memorie dell’acqua’, pubblicato da Sri Production. Notevoli gil apporti di Marco Milani, bassista e co-arrangiatore, del musicista/fonico Pierluigi Ballarin e di Angelo Epifani in quallità di produttore.

Censimento musicale, il regolamento

E poi Lo Yeti che, ovviamente, non è un nome casuale: “Lo yeti - spiega infatti l’artista - è un essere che vive una realtà fisica manifesta disegnata da noi, in base alle nostre esperienze, alle storie che abbiamo sentito di lui, alle immagini che abbiamo visto”. Una metafora molto simile a quella scelta per dare il nome all’album d’esordio: che memoria ha l’acqua? Nessuna, perlomeno alla vista. Eppure è zeppa di sostanze, e sa curarci o avvelenarci, a seconda dei casi. Ecco. Centro: così enigmatiche scorrono anche le nove tracce di questo disco, apparenti richiami ai mille padri eterogenei che Marconcini apertamente evoca, dai Beatles a Umberto Maria Giardini, dai Wilco a Lucio Battisti. Ci sono tutti, è indubbio. C’è Giardini in certi toni lenti, Battisti nella chitarra nuda, i Wilco nella tastiera e i Fab Four in certi cori e certe soluzioni melodiche.

Ma qui sbaglia Lo Yeti, nel descriversi. Perché a furia di mescolare, di adattarsi, di cambiare forma nell’immaginario di chi lo ascolta, il mitologico animale non ha fatto altro che fissarsi, sempre più chiaro e definito, sempre più lui. Così rapace in ‘Santa madre dei miracoli’, secondo singolo e di gran lunga il brano meglio riuscito del disco. Allegro, ispirato, spregiudicato il giusto. Semplice scorre ‘Sotto effetto della luna’, con una voce in grado di svelare melodie sulla base minimale di una chitarra trattenuta.

E se ‘Amore bufalo’ ha un’identità ben definita, e ‘La nostra rivoluzione’, così limpida ed eterea, sembra fatta per rimanere in teca, ‘Rita’ vanta tanti amori. Qualche Beatles ci ha messo lo zampino, questo è indubbio. Ma perché lasciare fuori Dente o i primissimi Lunapop? Un brano superbo, questo è indubbio. Nato chiaramente acustico, fatto per volare dalla via dalla finestra, non appena composto. E d’altronde anche per le nostre strade, non certo solo nei boschi della fantasia, possiamo incontrare Lo Yeti: tra i buskers di Ferrara, per dire, o nei locali bolognesi. Niente paura, non morde. Contagia, questo sì. Perciò ben venga, come tutta la buona musica di questi ultimi ultimi anni ’10.

LA SCHEDA

Nome: Lo Yeti

All’anagrafe: Pierpaolo Marconcini

Il disco: ‘La memoria dell’acqua’ (Sri production)