Bologna, 5 luglio 2019 - Sono del parere che il problema del ‘come di gestire i 143 milioni di migranti climatici (World Bank) che di qui al 2050 si sposteranno da Africa, Asia, e America Latina’, forse non esisterebbe se si fosse promosso in quei Paesi una appropriata gestione della natalità. Credo che ‘con il sudore del tuo volto mangerai il pane’, Dio abbia sostanzialmente indicato ad Adamo quella strada.
James Montagnana, Rovigo

Risponde il condirettore de 'il Resto del Carlino', Beppe Boni

Il problema che riguarda da vicino l’Europa è il flusso migratorio dall’Africa. L’Italia vive il dramma degli arrivi dalla Libia, ma questa emergenza va inquadrata in uno scenario più ampio e più preoccupante. La popolazione africana residente nel continente ha superato il miliardo già nel 2011 e già nel 2015 si è attestata vicino a 1,2 miliardi, più del doppio rispetto a quella dell’Unione europea. Nel 2050, secondo l’ Onu, sarà più che raddoppiata, superando i 2,5 miliardi (cinque volte la popolazione UE). E’ evidente che la crescita della popolazione avrà ripercussioni massicce sui fenomeni migratori.
«Aiutiamoli a casa loro» è lo slogan che tutti gli Stati ripetono mossi dal principio di solidarietà e dall’interesse a ridurre gli arrivi. Ma non esiste ancora un piano strutturato, che coinvolga l’intera comunità internazionale e che stabilisca come realizzare l’assistenza. I Paesi africani sono di difficile gestione politica anche per l’Onu e un meccanismo di aiuti e di investimenti è sempre a rischio, vista la fragilità dei governi. Ma un piano internazionale serve e dato che i tempi per ottenere risultati sono a lungo termine bisogna agire con tempestività. 

beppe.boni@ilcarlino.net