Bologna, 23 agosto 2019 - I 200 amministratori delegati delle maggiori aziende Usa hanno detto che ‘il profitto non è l’unico obiettivo da raggiungere e bisogna dare priorità ai lavoratori e all’ambiente’. Forse la decisione è scaturita dopo aver preso visione delle proiezioni statistiche dei prossimi anni. Se si continua come ora, tra qualche decennio avremo poche migliaia di stramiliardari a fronte di miliardi di indigenti.
Mauro Chiostri 

Risponde il condirettore de 'il Resto del Carlino', Beppe Boni

Può darsi che la svolta etica delle grandi multinazionali americane sia dettata anche da motivi di convenienza, ma la accettiamo con soddisfazione. Dunque il profitto non è più l’unico punto di riferimento. Accanto alla soddisfazione economica degli azionisti, le imprese di oggi se vogliono guardare al futuro devono cominciare a trattare i dipendenti e l’ambiente con rispetto. In Italia ci sono già gruppi virtuosi che lo hanno compreso da tempo e ottengono risultati concreti. Vale per la Brunello Cucinelli, per la Diego Della Valle, la Ferrari, la Lamborghini. Negli Stati Uniti la svolta etica emerge dalla Business Roundtable, un gruppo di ad dei colossi americani, da Jp Morgan ad Amazon, da BlackRock a General Motors. Va anche detto che in Italia la coscienza ambientale delle aziende è cresciuta e ora viaggia su limiti accettabili. Anche se ci sarà sempre una percentuale di menefreghisti. Facendo osservare la legge e diffondento gli esempi virtuosi, che andrebbero anche premiati, si può migliorare ancora. 
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