Bologna, 11 settembre 2019 - «Uno di meno e con lo sguardo poco intelligente, non ne sentiremo la mancanza». Così su Facebook la prof di un liceo di Novara commentò l’uccisione del carabiniere a Roma da parte di due americani. Ora è indagata per vilipendio. Fu sospesa dall’insegnamento e sottoposta a procedimento disciplinare. Poi un parente si è autoaccusato. L’ufficio scolastico ha archiviato riammettendola a scuola. 
Renzo Rossi, Conselice (Ravenna)

 

Risponde il condirettore de 'il Resto del Carlino', Beppe Boni

Che sia stata lei o un congiunto non cambia la sostanza. Chi ha scritto quella frase è uno sconsiderato. Più che una condanna in sede penale (probabilmente di lieve entità), meriterebbe di vedere il proprio volto con nome e cognome indicato a tutta l’Italia. La docente, ora riammessa a scuola, si difende e dice «non sono stata io». Un parente stretto pare si sia assunto la colpa. C’è sentore di pasticcio in questa brutta storia dove un carabiniere è morto accoltellato per mano di due giovani americani drogati mentre stava facendo il proprio dovere, peraltro senza la pistola d’ordinanza. Che probabilmente non avrebbe fatto in tempo ad usare. E se si fosse difeso avrebbe rischiato poi di venire indagato a sua volta. La morte di Mario Cerciello Rega merita rispetto mentre chi lo ha insultato merita un sentimento di disprezzo collettivo. Ora è indagato anche il collega di Cerciello per aver affrontato una operazione di servizio senza l’arma (violata consegna). La gente perbene applaude in silenzio il brigadiere ucciso e il suo collega, anche se erano disarmati.

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