Bologna, 20 luglio 2019 - Molto interessante una recente intervista a Pupi Avati sul declino del cinema italiano. Le grandi proiezioni di un tempo non ci sono più. Allora dominavano i film di storia, i western e quelli in cui prevaleva la sete di giustizia dei protagonisti. I grandi registi sono scomparsi ed oggi le multisale proiettano film stranieri senza contenuto educativo. Una volta potevi trascorrere due ore nella più assoluta spensieratezza.
Livio Angeloni, S. Severino Marche (Macerata)

Risponde il condirettore de 'il Resto del Carlino', Beppe Boni

Il cinema italiano è in crisi per mancanza di idee e di grandi registi. Prevale la commedia, spesso ben fatta, ma le opere di rilievo non si vedono più. E’ cambiato l’intero mercato mondiale del cinema e l’Italia non è esente dal fenomeno. Le produzioni viaggiano ormai su diversi canali, a cominciare da Netflix, e il mercato risente necessariamente di questa dinamica. Eppure ci sono Paesi che, dopo l’anno nero del 2017, sono riusciti a registrare numeri positivi. Il 2018, nel mondo, si è chiuso con un incasso cinematografico globale di 42 miliardi di dollari. Cifra del 2.6% maggiore rispetto al 2017. La Cina e gli Stati Uniti si sono risollevati, la Danimarca nel 2018 ha attratto 3 milioni di spettatori. Un vero e proprio record per un Paese le cui produzioni originali erano snobbate dai propri cittadini. In Cina il box office è cresciuto del 9% rispetto al 2017. In Italia i numeri sono in stallo. Eppure siamo un Paese che ama il cinema e che nel Dopoguerra ne ha fatto un’icona mondiale. Il tempo per riscattarsi non è scaduto. Sveglia Italia, lo spettacolo non è finito.

beppe.boni@ilcarlino.net