Bologna, 8 settembre 2019 - Nella settimana tra il 16 e il 22 settembre il presidente uscente Stefano Bonaccini e il presidente della corte d’Appello stabiliranno la data delle elezioni regionali  in Emilia-Romagna. Evento politico di peso nazionale: l’Emilia, dopo l’Umbria, è il primo vero test nelle urne del post Papeete. Fine novembre o fine gennaio sono le due giornate probabili. E sono molto diverse tra loro: in mezzo c’è la legge di Bilancio e non è poco, anche se oggi a far di conto con  i grillini c’è il Pd dove ieri c’era  la Lega. La campagna elettorale è già iniziata come dimostra l’affollata presenza sul territorio di tutti i leader di un potenziale centrodestra unito che dovrà sciogliere il nodo del candidato unico. Lucia Borgonzoni è la carta più probabile, anche perché espressione di Matteo Salvini e del partito più forte.  Effetto del governo giallo-rosso è la scelta dei grillini orientati, di fatto, a un passo di lato con la scelta di un candidato di bandiera. Un vantaggio per Bonaccini, ma le dinamiche nazionali non finiscono qui.  Il governo giallo-rosso ha un punto di forza e un tallone d’Achille che hanno entrambe a che fare con l’Emilia-Romagna. Il punto di forza è l’apertura di credito che l’Europa, da Bruxelles a Francoforte, sta concedendo al Conte II. Una benevolenza che, se confermata dai fatti, consentirà al Paese l’approdo a una manovra economica difficile ma senza troppe crisi di nervi. Opportunità che, se sarà spesa più per la crescita che per l’assistenzialismo, parlerebbe al cuore e ai portafogli di imprese e lavoratori portando consenso anche al Nord. Il Nord, inteso come territorio locomotiva del Pil e al quale va iscritta di fatto l’Emilia-Romagna, allo stesso tempo è il tallone d’Achille del nuovo esecutivo: parole d’ordine sbagliate, provvedimenti di segno opposto, ma anche solo l’abituale disinteresse dei governi, sarebbero un assist per il centrodestra. La storia insegna, però, che può capitare che misure di destra vengano da sinistra e viceversa. Tradizione che rende verosimile chi si aspetta più da questo governo – e da un ministro pugliese agli Affari regionali e alle autonomie – che non da quelli con maggior Dna settentrionale. Saranno i fatti, solo i fatti, a stabilire se le aperture di credito siano state ben riposte.