Bologna, 6 dicembre 2018 - Non passa giorno senza che gli organi di stampa riferiscano di prove di coraggio folli fra i giovani. Domenica sera a Bologna, alle 22,30, in via Saragozza quasi al semaforo che era verde, noto qualcosa di grosso in mezzo alla via. Rallento e il ‘coso’ si alza e schizza sotto il portico: era un ragazzo di 13-14 anni che correva dai suoi coetanei a ricevere i complimenti per il ‘gioco di morte’.
Andrea Doria, Bologna

 

Risponde il condirettore de 'il Resto del Carlino', Beppe Boni

E’ difficile fornire una spiegazione logica quando ci si trova di fronte a episodi dove i giovani si lanciano in sfide estreme. Il gioco è rischiare la vita (i numeri sono per fortuna limitati) senza un apparente motivo e in maniera volontaria. Meglio col pubblico. La pazzia degli adolescenti non ha limiti: c’è chi salta dai tetti e dai muri, chi si fa il selfie in auto a 200 all’ora, chi si sdraia sui binari per fuggire all’ultimo secondo. Dietro a questa tendenza si nasconde qualcosa di più profondo. I motivi sono tanti e nessuno: noia, perdita di valori, incoscienza dovuta all’età. Di certo aleggia su questo scenario il contesto di stimoli eccessivi provenienti dal mondo web e dei social che impongono ogni giorno nuove sfide e convincono i giovanissimi che il mondo reale può essere sostituito da quello virtuale. Ma non è così e i caratteri più influenzabili cadono nella trappola. 
beppe.boni@ilcarlino.net