Beppe Boni
Beppe Boni

Bologna, 21 agosto 2018 - Approvo la frase apparsa sul supplemento, Storie d’estate, dove Luciana Littizzetto fa notare il diffuso impiego della lingua inglese alla Radio e alla tv (anche sui giornali, dico io). La nostra lingua è bellissima, dolce, chiara. Perché l’uso di termini inglesi è così frequente? Non c’è termine commerciale, manageriale o altro che non possa essere detto in italiano. Difendiamo la nostra lingua.

Carla Grilli

risponde Beppe Boni, condirettore de Il Resto del Carlino

Quando sento la parola stakeholder provo un senso di fuga. Banalmente questo sostantivo identifica ciascuno dei portatori di interesse o soggetti influenti coinvolti in un progetto o nell’attività di un’azienda. Non è un concetto difficile da rendere in un discorso. Molti usano questa parola a sproposito o forzatamente, forse perché dà l’idea di essere al passo con i tempi. È solo un esempio per dire che spesso, troppo spesso, nella lingua parlata vengono uytilizzati termini in inglese senza una vera motivazione. È vero, e per fortuna, che l’inglese è ormai la lingua del mondo, ma non c’è motivo di abdicare all’italiano senza una vera necessità. Lei ha ragione, la lingua italiana è musicale, dolce, esplicativa. Ma soprattutto fa parte della nostra identità che dobbiamo conservare e difendere come fa ogni società evoluta.
beppe.boni@ilcarlino.net