Bologna, 8 maggio 2019  - «Sento che ci sei». É il titolo di un libro che racconta di un dolore, forse il più grande dei dolori: la perdita di un figlio che è ancora un ragazzino. Un dolore talmente grande – capace di spezzarti il cuore – che ha però la forza di diventare condivisione, solidarietà, speranza. Un aiuto per chi soffre.

L’altra sera Fulvio De Nigris ha portato al teatro Dehon la versione ‘reading’ del libro su suo figlio. Luca ci ha lasciati 21 anni fa, dopo 240 giorni di coma, dopo il risveglio e dopo una crisi notturna improvvisa. Aveva 16 anni. Un dramma nel dramma, proprio quando si era riaccesa la speranza. 

Ma mai una morte così ingiusta e dolorosa ha lasciato frutti importanti, oso scrivere miracolosi. Mi riferisco alla Casa dei Risvegli di Bologna, fiore all’occhiello europeo, dove tante persone in coma (dall’inaugurazione nel 2004 ne sono passati quasi 400) vengono accompagnate in un percorso di cura e compagnia, insieme ai familiari. E poi gli Amici di Luca, che non mollano neanche per un attimo l’assistenza a queste persone. Diventano loro amici, recitano a teatro assieme, creano laboratori, giocano, fanno famiglia. È tremendo scriverlo, è tremendo pensarlo, ma senza il sacrificio di Luca De Nigris non esisterebbe oggi tutto questo ben di Dio. A teatro Fulvio – fra letture, video e testimonianze, insieme alla mamma di Luca, Maria, insieme a Clara che ora lo accompagna nella vita – ha coraggiosamente portato in scena momenti intimi della sua sofferenza, dei suoi tormenti, dei suoi dubbi, della quasi ossessiva ricerca anche fisica di Luca quando lui purtroppo non c’era più. Ma Fulvio – testardamente, amorevolmente – percepiva che c’era. C’è. Lui e Maria sono andati avanti per Luca. Andate alla Casa dei Risvegli, si capisce meglio.