Bologna, 21 febbraio 2019 - Fanno inorridire le notizie che riguardano luoghi dove vivono vecchi e bambini e dove si scatena la ferocia di persone inadatte a seguire esseri indifesi. Non si può continuare a ripetere che non ci sono leggi atte a vagliare la gestione. Oltre ai controlli di Regione, Comune, Asl sarebbero utili comitati composti da parenti, Comune e dipendenti. Uno strumento che può consentire, la buona assistenza. Ora c’è troppa noncuranza nei controlli.
Oreste Baldassari

Risponde il condirettore de 'il Resto del Carlino', Beppe Boni

Dopo l’ultimo episodio di brutali maltrattamenti nei confronti di anziani in una casa famiglia dell’Appennino bolognese, inclusa una violenza sessuale, è evidente che la rete di controllo nella gestione delle case famiglia fa acqua da tutte le parti. Questi piccoli nuclei gestiti da privati dove non si rende formalmente necessaria l’assistenza medica presentano molte, troppe lacune. Accanto a strutture gestite in modo corretto ce ne sono tante altre caratterizzate da malagestione e abusi. E allora significa che servono controlli più serrati, meglio organizzati, come avviene per le strutture di grandi dimensioni pubbliche e private. Il caso di Bologna, infatti, non è il primo. La Regione ha annunciato che sta rivedendo il metodo di monitoraggio di queste strutture.Speriamo. E’ necessario e non bisogna perdere altro tempo. Alla magistratura toccano le indagini e il futuro processo. I malvagi che maltrattano gli anziani vanno puniti con la massima severità. Vigliaccherie come quelle che abbiamo visto nel video diffuso dalle forze dell’ordine sono una lezione per chi deve controllare meglio e per chi deve giudicare i colpevoli. 
beppe.boni@ilcarlino.net