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29 mag 2022
Commento

Monsignor Vecchi, il potere delle virgole e di quella frase in latino

valerio baroncini

Bologna, 30 maggio 2022 - Oggi hai guadagnato dei punti-Paradiso, bravo. Mi diceva così, ridacchiando, Monsignor Ernesto Vecchi, quando la rubrica che da anni teneva sul Carlino usciva con il vestito giusto, confezionato da lui come un sarto: titolo al millimetro, articolo redatto nel numero di battute richiesto, virgole mantenute. Una volta un redattore gli tolse proprio una virgola e lui all’indomani mi chiamò, arrabbiato con quella bonomia che solo certi bolognesi hanno, e mi tenne al telefono cinque minuti spiegandomi perché aveva sistemato lì quella virgola e perché il senso era stato stravolto. Un’altra volta, mentre ero in vacanza, la rubrica non uscì. Dimenticata fra le mille cose che assillano un giornale: fece una chiamata di dieci secondi, dove disse che quella era la strada per l’Inferno, ma che con qualche Ave Maria me la sarei cavata.

Monsignor Ernesto Vecchi era così, diretto e di un’intelligenza profonda: sceglieva parole semplici per parlare al cuore di tutti, per essere popolare nel senso più alto del termine, ma quell’essenzialità era lo strumento per scavare nelle coscienze. Univa il dialetto alla filosofia, sapeva spiegare tutto con un’occhiata, ma aveva anche una dimensione tenera, affettuosa, dolce che all’incontro iniziale nessuno si aspettava. Lercaro, Biffi, Bob Dylan, Giovanni Paolo II: questi incontri sono noti e lui stesso li ha raccontati più volte ai lettori del Carlino, che perdono un altro punto di riferimento importante in questi dodici mesi complessi. Cesare Sughi, Serafino D’Onofrio, Stefano Biondi e adesso Monsignor Vecchi: tutti simboli di Bologna e di diverse Bologne. 

Quando iniziò la rubrica fissa, ogni due domeniche sul Carlino, con Massimo Gagliardi che della Cronaca di Bologna era il capo, l’avevamo chiamata ‘Noctem lux eliminat’: io ero un vicecapocronista 26enne e ricordo distintamente i volti di alcuni colleghi e direttori che in redazione ridacchiavano per quello strano occhiello in latino, inconsapevoli di cosa Vecchi volesse dire con quella frase. Cicaleggiarono così tanto che l’occhiello fu tolto. E adesso mi prendo, per lui, la rivincita: era un passaggio di una preghiera di San Tommaso d’Aquino, il ‘Lauda Sion’ che spiegava come "la novità allontana la vetustà, la verità allontana l’ombra, la luce elimina la notte".

Non solo dunque religione, ma la descrizione perfetta per la libertà di stampa, per un giornale che non crede al pensiero unico, per un uomo e religioso che metteva l’esperienza e la verità davanti a tante parole. E in questi giorni obliqui di malattie e guerra, quanto avremmo ancora bisogno di quel ‘Noctem lux eliminat’.

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valerio baroncini