Bologna, 11 settembre 2019 - Se il Tevere è più largo, come scriveva Spadolini, beh, di sicuro l’Appennino ora è più stretto. Parola di pendolare stagionato. Non a caso il fiorentino Spadolini, cresciuto a pane e Nazione, diresse per 13 anni il Carlino. E non c’erano ancora né la Variante di valico, né l’Alta velocità. Allora, forza Bologna e forza Firenze, accorciamola ancora di più questa distanza, ‘spianiamole’ queste montagne che dividono la civiltà del burro e del tortellino, da quella dell’olio e della ribollita. Un cerchio dopo l’altro possiamo farcela. Anzi, ne bastano cinque, quelli della Olimpiade. Un progetto ambizioso? Un sogno? Evviva. Finalmente ne abbiamo uno. Da quando il sindaco Fanti progettava la Bologna da un milione di abitanti (boom!), ci siamo ridotti a sognare al massimo di non andare in serie B. E di là, i fiorentini, non hanno fatto di meglio: coperti di medaglie al valore storico-artistico, hanno spesso guardato al futuro come a un possibile vilipendio del passato.

Così, da quarant’anni studiano come allungare la pista di Peretola, senza farlo, salvo lamentare il ‘disagio’ di dover prendere l’aereo a Bologna. Bene. Adesso possiamo ragionare in grande. Assieme. Alla faccia di Roma che ha ragionato in piccolo, senza avere il coraggio di lanciarsi in un maxi progetto. Paura di cosa? Che il malaffare possa fare affari? Certo che ci prova. Dove c’è danaro, c’è delinquenza. Ma non è obbligatorio lasciarla fare.

Due città virtuose possono dimostrare che grandi opere possono essere fatte senza grandi ladri. Intanto sogniamo. Le Olimpiadi sono infrastrutture, cantieri, lavoro. Ricchezza. Magari, invece di un ingombrante tram ammazza-strade ci salta pure fuori una metropolitana, come tentò di fare il Guazza. Puntiamo in alto, finalmente. Ci basta poco: fino a San Luca. Da lì, ne siamo certi, la Madonnina ci darà l’ultima spinta. Quella per vincere la medaglia d’oro. Alle Olimpiadi.