Bologna, 6 luglio 2019 - Non capisco perché si continui a usare termini inglesi nel linguaggio quotidiano: fakes news invece di false notizie, navigator invece di mediatori, flat tax invece di tassa piatta... Persino nel calcio i termini inglesi, che avrebbero più diritto di cittadinanza, sono stati sostituiti: calcio d’angolo invece di corner, calcio di rigore invece di penalty, fuori gioco invece di offside... E viene da ridere quando certi politici pronunciano parole inglesi...
Lauro Livi, Rimini​

Risponde il condirettore de 'il Resto del Carlino', Beppe Boni

Dvremmo dire basta con le parole inglesi sparse ovunque, spesso inutilmente, nell’italiano parlato e scritto. L’inglese talvolta è utilizzato per finta, usando qualche parola per far credere di conoscerlo. Diciamocela tutta: anche se molte parole sono entrate nell’uso comune e rendono l’idea di un concetto in modo sintetico, gli anglicismi si usano anche per moda. Possiamo tranquillamente fare a meno di ricorrere a termini come «location» per indicare il luogo di un evento o «step» per segnalare le tappe di una programmazione, «mission» per indicare una missione quando c’è una sola lettera di differenza.
Qualche anno fa l’alt alle parole inglesi inutili lo dette anche un autorevole studioso come il professor Claudio Marazzini dell’Accademia della Crusca di Firenze, la più antica istituzione linguistica del mondo. Dobbiamo orgogliosamente ricordare più spesso chi siamo e da dove veniamo, cercando di riscoprire l’identità collettiva in un momento in cui il senso di appartenenza nazionale rischia di essere sempre più appannato.
 

beppe.boni@ilcarlino.net