Bologna, 19 maggio 2019 - Paragonare i provvedimenti sulla sicurezza del Ministro Salvini alle leggi razziali fasciste è inammissibile oltre che offensivo verso gli ebrei perseguitati dalla dittatura che non avevano fatto niente ed erano parte della società italiana e del regime. I decreti del Governo intendono rafforzare la sicurezza verso l’ immigrazione clandestina che ha moltiplicato reati e violenze. Inoltre sono tesi a intervenire su leggi troppo permissive.

Stefano Serafini

risponde il condirettore del Resto del Carlino, Beppe Boni

C’È un caso che ha rilanciato questa polemica: a Palermo una prof di italiano è stata sospesa dall’insegnamento per due settimane, dopo il compito dato agli alunni che hanno paragonato il decreto sicurezza alle leggi razziali del 1938 emanate dal fascismo. Due cose che non c’entrano nulla l’una con l’altra. La prof si è scusata, Matteo Salvini ha accettato di incontrarla auspicando che torni presto a scuola. Un consiglio: la prossima volta su questi temi l’insegnante guidi con più equilibrio il lavoro dei ragazzi. Eppure questo episodio, su cui l’insegnante certamente ha commesso errori, fa capire meglio il clima di queste settimane dove a tutti i costi il leader leghista viene accostato alla dittatura. Potranno non piacere le scelte di Salvini (ieri in piazza con i partiti sovranisti a Milano) ma il fascismo e il Duce non c’entrano nulla. Eppure parte della sinistra punta la campagna elettorale anti - Matteo su questo aspetto perseverando in un errore tattico clamoroso. Più insiste e più la Lega guadagna consensi.

beppe.boni@ilcarlino.net