Bologna, 1 settembre 2018 - Ogni giorno si sente parlare di sovranismo, di leader sovranisti, come una volta si parlava di culto della personalità. Mi domando se i termini entrati nell’uso hanno avuto impatto su società e politica. Si tratta di due termini occultamente denigratori. Ricordo che il culto della personalità attirò l’attenzione già ai tempi del poststalinismo che ne sbandierò la condanna. 
Giulio Corti, Ferrara

Risponde il condirettore de il Resto del Carlino, Beppe Boni

Fino a qualche anno fa il termine sovranismo non affiorava su giornali e tv. Nessuna traccia. Il termine deriva dal sostantivo sovrano ed è mutuato dal francese souvranisme. Secondo l’enciclopedia Treccani si tratta di una «posizione politica che propugna la difesa o la riconquista della sovranità nazionale da parte di un popolo o di uno Stato, in antitesi alla globalizzazione». Dunque, non è certo un termine negativo anche nel rappresentare una critica al trasferimento di competenze nazionali ad un organo internazionale. Parte della sinistra usa il termine sovranismo in senso dispregiativo. In realtà questo concetto accoglie politiche di segno opposto: da destra è mutuato soprattutto il tema dei confini e dell’immigrazione fuori controllo, da sinistra le rivendicazioni contro le politiche liberiste euroopee espressione di certo capitalismo finanziario. 

beppe.boni@ilcarlino.net