Bologna, 6 settembre 2018 - Condivido lo sconcerto per la sentenza che ha liberato uno spacciatore poiché non aveva fonte di reddito. Mi chiedo se il ministro ed il Csm non abbiano nulla da eccepire nei confronti di quel giudice, molto originale nella personale gestione del codice. Se voleva risolvere il problema di sopravvivenza dello spacciatore poteva mandarlo in galera con vitto e alloggio garantiti.
Alex Orsini 

Risponde il condirettore del Carlino, Beppe Boni

Il caso si è verificato a Milano. I giudici hanno rimesso in libertà, anche se l’iter processuale va avanti, uno spacciatore gambiano prendendo in considerazione, fra le altre cose, anche il fatto che il giovane non ha altre fonti di sostentamento. Certo, non è una sentenza, perchè il Tribunale del riesame si occupa delle misure cautelari. Tutto secondo il codice, certo, ma la decisione del giudice può essere percepita da qualsiasi delinquente come incentivo a fare ciò che faceva prima. Mi arrestano? No problem, tanto comunque mi scarcerano subito. Certo arriverà prima o poi la sentenza. Chissà quando. E chissà dove si troverà il pusher. Probabilmente ci sarà una condanna, ma difficilmente l’imputato la sconterà. Morale: spesso siamo schiacciati fra leggi malfatte e giudici (non tutti) di manica larga. I cittadini sono sfiduciati, i delinquenti acquistano fiducia.
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