Bologna, 17 agosto 2019 - In Italia ci sono troppi divieti che limitano il turismo. Città a numero chiuso, pedaggi come gabelle, tornelli come allo stadio. In questo modo si disincentivano i turisti che devono essere liberi, ma educati, per poter visitare città e borghi. Andare a Venezia, tra prenotazioni e tassa d’ingresso, è diventato più difficile che entrare al cinema il sabato sera d’inverno. Poi fanno entrare le grandi navi in laguna.
Giovanni Toschi, Reggio Emilia

Risponde il condirettore de 'il Resto del Carlino', Beppe Boni

E’ comprensibile che le limitazioni infastidiscano. Bisogna però farsi una domanda: perchè entrano in vigore? La risposta è che il turismo di massa se non viene disciplinato può creare problemi. I sindaci che firmano ordinanze limitative, pur non impedendo l’ingresso a nessuno, sono costretti dalle circostanze. Qualcuno sarà più rigido, qualcuno meno ma le motivazioni hanno sempre un senso. E non succede solo in Italia. Il sindaco di San Gervais les bains, in Francia, come raccontava un servizio del Corriere della sera giorni fa, ha deciso il numero chiuso di escursionisti con prenotazione per salire al Monte bianco. Da questa località infatti accede la maggior parte degli escursionisti e degli alpinisti. Il primo cittadino ha anche istituito una sorta di Brigata bianca che controlla e gestisce gli accessi. Per chi sgarra ci sono multe fino a 30mila euro. La mancanza di selezione nel tempo ha creato disagi di ogni genere: affollamento ai rifugi, risse fra comitive per la precedenza, furti di attrezzature. La maleducazione non si elimina per decreto ma un maggior controllo rende la vita più facile a tutti. Turisti compresi.
beppe.boni@ilcarlino.net