Bologna, 11 luglio 2019 - È chiaro come l’acqua. Sapete il motivo per cui Venezia non lascia andar via le navi da crociera? Solo questione di soldi. È inutile che il sindaco di Venezia se la prenda col ministro delle Infrastrutture, perché se vuole, in 24 ore risolve tutto. Non hanno fatto così con i turisti, mettendo una tassa? Le navi potrebbero essere tenute più al largo. Venezia la vedrebbero lo stesso, ma da lontano. Tutte le altre ragioni non valgono. 
Alberto Corli, Ferrara

 

Risponde il condirettore de 'il Resto del Carlino', Beppe Boni

Nella città della laguna la contraddizione è palese. Negli anni sono stati posti paletti e divieti, in parte giustamente, alle ondate di turisti ma non è stato mai risolto il problema delle navi-grattacielo che entrano in città. A Venezia non si possono consumare bevande o cibo nei luoghi pubblici, è vietato passeggiare in tenuta balneare, non è possibile sdraiarsi sui gradini dei ponti o dei portici monumentali, tanto per citare alcune limitazioni. Ma sui giganti del mare siamo sempre al punto di partenza. Tutti sono d’accordo a risolvere il nodo, ma nessuno si prende la briga di intervenire sul serio. Il tema vero che nessuno cita nelle dichiarazioni è il denaro: rinunciare alle grandi navi costerebbe a Venezia oltre 250 milioni all’anno, il 5,4% del Pil del Comune, secondo un report di qualche anno fa dell’università di Padova e Ca’ Foscari. Rimuovere il rischio avrebbe un costo enorme, nessun dubbio. Dopo un incidente e una tragedia sfiorata in un mese non servono altri campanelli d’allarme. Serve il coraggio di intervenire.
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