Modena, 19 maggio 2019 - Modena, chiacchiere di contorno con un banchiere di lungo corso nel cuore della Motor Valley. «Vede, il problema non è lo spread o come andrà a finire alle elezioni. Il problema è che non passa giorno senza che in banca entri un imprenditore che vuole smettere. Perché? Perché non ha più voglia di insistere, perché è diventato troppo faticoso, perché c’è magari un passaggio generazionale da affrontare o perché arrivano offerte dall’estero che non si possono rifiutare». Parole che stridono con la scenografia della prima festa di uno dei distretti industriali più importanti del mondo. «Il problema – continua il banchiere – è che abbiamo perso fiducia e speranza. In tutto il Paese». L’Accademia militare di Modena, la più antica del mondo, unisce sobrietà ed eleganza italiane, incanta gli ospiti internazionali chiamati a essere testimoni del fascino di una terra operosa che sui motori ha dato vita a miti e benessere. Ferrari, Maserati Lamborghini, Ducati, Dallara, Pagani sono i costruttori dei sogni da mille miglia. «Le cose stanno così – conclude l’uomo del credito –. Arriva l’offerta straniera, qualcuno resiste, qualcun altro no e si prendono la nostra tecnologia...». Eppure questa terra che persino nel nome porta il nome di una strada – la via Emilia – è un fiore all’occhiello del Made in Italy. O forse è proprio per questo che certe parole amare la dicono lunga su un paese che ha forza e volontà di combattere ma va cercando fiducia e speranza.

Come nelle Marche, come nelle terre colpite dal terremoto del 2016. Cambio di scena: la sintesi l’hanno trovata le 500 persone che, ieri, hanno lasciato il cratere e sono arrivate a Montecitorio: «Siamo sempre come ci avete lasciato: soli». Voci levate per chiedere ancora una volta la ricostruzione dopo tre governi, tre commissari e un sottosegretario. Ricostruzione anche economica: una zona franca di medio-lungo periodo, incentivi alle imprese artigiane e azioni mirate al rilancio di agricoltura, allevamento e filiera agroalimentare. Lavoro e reddito per gli sfollati.

Retorica? Dietro a ogni passerella elettorale ci sono paesi che non ci sono più, affetti spezzati, speranze deluse, voci da ascoltare. Dietro a ogni punto di spread ci sono imprese e famiglie, investimenti e lavoro, che fibrillano per ogni voce dal sén fuggita. A una settimana dal voto europeo e amministrativo le scelte degli elettori rifletteranno anche la ricerca del tempo perduto. Quello della speranza e della fiducia nelle nostre, ancora straordinarie, possibilità.