Simone Menegoi, classe 1970, è alla sua prima direzione artistica di Arte Fiera (che si tiene dall’1 al 4 febbraio con preview a inviti il 31 gennaio)
Simone Menegoi, classe 1970, è alla sua prima direzione artistica di Arte Fiera (che si tiene dall’1 al 4 febbraio con preview a inviti il 31 gennaio)

Bologna, 11 gennaio 2019 - Cristian Chironi accoglierà il pubblico all’ingresso della Fiera e lo condurrà in giro, a bordo di un’auto, discutendo di questioni ambientali e urbanistiche, seduto accanto ad un esperto (Franco Vaccari, ad esempio). Cesare Pietrolusti ospiterà in un proprio stand opere di artisti internazionali che potranno essere cedute gratuitamente a quei visitatori che più di altri sapranno esprimere, come in una singolare riffa, un pensiero poeticamente attinente. Nico Vascellari nasconderà invece una serie di oggetti in vari luoghi della città che potranno essere ritrovati in una inconsueta caccia al tesoro attraverso tracce su Instagram. E infine Alex Cicchetti organizzerà, sempre in Fiera, un Love Bar dove infusi alcolici verranno scambiati con storie di gente comune.

Se qualcuno cerca curiosità nella prossima edizione di Arte Fiera, in programma dall’1 al 4 febbraio, è servito. Ma, al di là delle azioni performative contenute nel progetto Oplà. Performing activities curato da Silvia Fanti, la nuova edizione della kermesse che vede il debutto come direttore artistico di Simone Menegoi (e della sua vice Gloria Bartoli), punta a sparigliare le carte: rigorosa selezione, massiccia presenza di espositori italiani, ritorno di gallerie famose come Alberto Peola, Monica De Cardenas, Monitor, Sales. E poi artisti di rilievo quali Thomas Struth (che avrà una sua personale al Mast), Conrad Marca-Relli, Licini e Melotti a cui sarà dedicata una doppia personale.

Tanto per citarne alcuni Menegoi, la parola chiave della sua rivoluzione è dunque selezione?

"Direi proprio di sì. Le gallerie con gli stand più grandi potranno ospitare al massimo sei artisti, mentre a quelle piccole e medie non ne saranno concessi più di tre. Non solo: abbiamo previsto tariffe agevolate per quegli stand, e sono una cinquantina, che proporranno un solo artista. È un criterio di selezione inedito che, attraverso l’aspetto monografico, favorirà l’approfondimento".

Le gallerie, ripartite nella sezione principale ‘Main Section’ e in quella sperimentale legata alle foto e alle immagini in movimento, sono 147 in tutto. Un po’ pochine?

"In passato gli espositori avevano sforato il tetto dei duecento ma io credo che la soglia di 150 non debba essere superata. Questo consente di controllare la qualità".

Perché tiene tanto alla sezione fotografica?

"Perché è affidata alla direzione di una giovane piattaforma artistica come Fantom e lavora sui nuovi linguaggi dell’arte aprendosi al video. È un’isola sperimentale interessante. Quest’anno siamo arrivati di corsa a organizzare la Fiera ma dal prossimo anno punteremo a realizzare sezioni sempre più specializzate".

Che arco storico coprono gli artisti selezionati?

"Quello consueto che va dal Novecento al contemporaneo e alla tendenza. Dove è stato possibile abbiamo cercato di creare aree di compattezza storica".

La scommessa forte?

"La mostra Solo figura e sfondo nel padiglione 26, a cura di Davide Ferri, che raccoglie per la prima volta un’ottantina di opere delle istituzioni pubbliche e private dell’Emilia Romagna. È un modo per declinare in modo diverso il rapporto fra l’individuo e il paesaggio. Questo progetto, Courtesy Emilia Romagna, vorrei diventasse un appuntamento fisso negli anni".

A quale tetto di visitatori pensa si arriverà?

"In tutta sincerità non mi pongo il problema. Quello su cui ci dobbiamo impegnare è l’elaborazione di una proposta di qualità".

Qual è in buona sostanza la mission di Arte Fiera?

"È quella di essere un punto di riferimento per l’arte italiana, senza ovviamente nessuna preclusione verso le gallerie straniere. Siamo la fiera più antica del settore e, in una situazione di forte concorrenza, dobbiamo difendere la nostra identità".

Giro di affari?

"È una questione difficile da dirimere in questo periodo di incertezza. Qui entrano in campo varie dinamiche legate anche al tipo di arte su cui investire".

Una questione ricorrente: cosa resterà in città durante l’anno dopo i quattro giorni di kermesse?

"È proprio su questo versante che intendiamo lavorare rafforzando le collaborazione con le realtà locali. Non a caso Arte Fiera quest’anno ospita laboratori didattici dell’Opificio Golinelli. Faccio due esempi: l’installazione creata da Flavio Favelli nella lounge del nostro Centro Servizi che accoglierà i visitatori verrà ricreata anche nella rotonda Gluck del Comunale mentre gli incontri affidati alla rivista Flash Art avranno un prosieguo nei prossimi mesi".

Art City quest’anno si dilaterà in un art week che dal 25 gennaio traccerà, sotto la guida di Lorenzo Balbi, una sorta di avvicinamento alla Fiera. Come vanno le cose?

"C’è una tendenza a rilanciare e migliorare le cose, anche attraverso la sezione ‘Art City consiglia’, che condivido appieno. D’altra parte uno dei motivi che mi ha spinto ad accettare l’incarico è la qualità delle proposte artistiche".