Claudio Baglioni
Claudio Baglioni

Bologna, 7 settembre 2018 - Tutto in una notte. Più che il suo noto senso della (dis)misura è l’idea di cantare mezzo secolo di storia in sole tre ore a rendere il ritorno di Claudio Baglioni all’Unipol Arena, il 13 e 14 novembre, un kolossal involontario. Una di quelle maratone cui si partecipa per – al di là del fatidico «io c’ero» – lambire attimi di eterno (che non c’è). 50 Anni al Centro debutta il 14 e 15 settembre all’Arena di Verona, per poi rimanere sulla strada fino a dicembre e poi, passato Sanremo, riprendere la corsa fino ad aprile.

ANSA

Claudio, che spettacolo ha in mente per questo ritorno nei palasport?

«Ancora più del solito, sarà un’architettura d’insieme, composta da molte discipline: una sorta di teatro totale».

E la scenografia?

«Si ispirerà a una sorta di scacchiera, sulla quale i vari ‘pezzi’, di musica e di vita, si muoveranno, sul piano dell’orizzontalità e della verticalità, lungo una strada ideale sulla quale scorrerà la storia di questi 50 anni. Sul palco 21 polistrumentisti e altrettanti performer, per fondere nel racconto, sonorità, movimento e gestualità».

La prima esperienza con un palco al centro e pubblico a 360° l’ha fatta nel ’92 col tour ‘Oltre’.

«Palasport, anfiteatri, arene, stadi, sono spazi per avere la scena al centro. Dei ‘doppi teatri’ che noi di solito adattiamo a mono-teatri: dopotutto, la parola stessa ‘anfiteatro’ identifica una ‘costruzione che ha i posti tutt’intorno per guardare’. Mi ricordo la concezione e lo studio, quadro per quadro».

Cosa ricorda?

«C’erano già le pedane che facevano da ascensore, quindi un palco, anche molto rivoluzionario, che prevedeva sotto tutto il corpo elettrico, elettronico, musicisti e tecnici: una piccola ‘Metropolis’ sotterranea. Ricordo l’emozione della prima volta, ma anche il senso di spaesamento, perché mettersi ‘al centro’ di un pubblico significa non avere le quinte, né protezione alle spalle. Nel mondo non sono stati poi cosi tanti a farlo. E molti di quelli che hanno provato sono tornati sui loro passi».

Rispetto ad allora, oggi si fanno concerti per ‘cine-operatori’ scherza lei, parlando della mania del telefonino: è infastidito?

«Mi stupisce l’idea di differire un’emozione. Che senso ha? L’emozione si vive nel momento in cui si manifesta, non dopo. Anche perché il ricordo non è forte come l’emozione stessa. Rinunci a guardare e sentire una cosa e la registri per guardarla e sentirla in un dopo che poi non arriva mai. È come se uno facesse un film del mare, lo portasse a casa e, guardandolo, si illudesse di fare il bagno. Non è meglio tuffarsi in acqua?».

Nello spettacolo ci sarà pure un nuovo brano. Una suite strumentale, che già spunta in sottofondo nel trailer che annuncia la diretta su RaiUno da Verona del 15 settembre. Alcune registrazioni del prossimo album le ha fatte alla ‘Fonoprint’ di Bologna: lavori in dirittura d’arrivo?

«È un disco laborioso che, però, non cade in questo Cinquantesimo: è un’opera a se stante. Sto lavorando con Celso Valli – con il quale ho fatto due dischi di grande successo come La vita è adesso e Oltre – ed è un disco che come modo di lavorazione somiglia a Oltre: quindi ha una lunga preparazione e una serie di registrazioni successive. Un work in progress».

Cosa prova, con la sua storia, a essere conosciuto dagli adolescenti come ‘quello di Sanremo’?

«Lo trovo curioso, perché si sarebbe tentati di inseguire il pubblico attraverso la parte più conosciuta e riconoscibile del proprio mestiere, e invece l’interesse arriva per altri motivi, e non solo per il fatto che Sanremo è il più grande ‘contenitore’ di spettacolo del nostro Paese. E non solo, il Festival è visto in molti paesi del mondo. Questo successo col pubblico giovane è curioso, ma anche piacevole, visto che siamo sempre alla ricerca della contemporaneità».

In questi mesi le è mai tornata in mente la locuzione latina ‘errare humanum est, perseverare autem diabolicum’?

«Molto spesso. Anche se molti proverbi hanno anche il loro contrario. Quel motto latino, dunque, è vero, ma sono veri anche ‘la fortuna aiuta gli audaci’ e ‘la perseveranza è la virtù dei forti’ ... Dunque, ‘chi vivrà vedrà’. Ops!».