Emma Marrone
Emma Marrone

Bologna, 19 febbraio 2019 - Prima del debutto di Bari, venerdì scorso, ha passato tre notti insonni a ripassare ossessivamente la scaletta, poi Emma ha rotto il ghiaccio, scacciato le ansie, dato fiato alla voce e lo show ha preso il largo, pur tra qualche imprevisto come la richiesta di matrimonia avvenuta tra il pubblico di Reggio Calabria e scambiata per un malore con conseguente interruzione del live. Sabato alle 21 l’Essere Qui Tour farà tappa all’Unipol Arena con il suo carico di 30 canzoni suddivise in tre tranche che intendono esprimere tutte le anime artistiche e umane dell’artista salentina. «La teatralità fa parte del mio modo di esibirmi e ciò che è stato a lungo nella mia mente ho cercato di portarlo dentro questo spettacolo, ambientato come già la prima parte dei concerti nell’immaginario Exit Club».

Ha già fatto pace con i suoi capelli?

«Lo styling stavolta l’ho scelto in piena autonomia. Anche per gli abiti mi sono comportata alla vecchia, andando personalmente a scegliermeli in negozio, perché indossare un outfit giusto non è solo una questione di glamour. Anche un vestito può aiutare a tirare fuori delle emozioni».

Durante questo tour e proprio alla vigilia della data bolognese uscirà anche ‘Love is madness’, il duetto grandi firme con Jared Leto e i Thirty Seconds to Mars. Com’è avvenuto l’incontro stellare?

«La proposta è partita dalla mia casa discografica. Mi sono sottoposta a un provino e registrato il brano con lo stato d’animo di chi non ha niente da perdere. Non sono tipo che se la mena per cui mi sono detta che avevo solo da imparare da questa esperienza. A Jared è piaciuto tanto come avevo trasformato il brano e ora sta per essere pubblicato».

Ma può anche essere un affaccio internazionale utile per il prosieguo della carriera...

«Perchè no? Non pensavo nemmeno di essere all’altezza di questa collaborazione ma ho avuto il coraggio di provare. Non sono per le cose indotte e costruite, ho i miei tempi che devono combaciare con una maggiore consapevolezza dei mezzi e delle potenzialità personali. Già non è facile stare a galla in Italia, per fare il salto all’estero occorre soprattutto una grande preparazione psicologica».

L’amore è davvero una follia, come recita il titolo del brano?

«Mah, io ho ormai abbandonato il campo e sono diventata solo casa, chiesa e lavoro. Da anni sono single e attribuisco il mio equilibrio proprio alla mancanza d’amore».

Nell’edizione ‘Boom’ di ‘Essere qui’ c’è anche il suo ritorno alla scrittura...

«‘Inutile canzone’ è venuta da me, è venuta lei a cercarmi. Io scrivo solo quando una canzone bussa alla mia porta. È stato così anche con il magazine accluso al formato deluxe del disco: bruciato in poche ore. Il pubblico l’ha amato tantissimo perché le mie storie sono private ma anche universali e in tantissimi vi si sono riconosciuti».

Ha visto Sanremo?

«La prima sera quando sono passate tutte le 24 canzoni in gara e devo dire che mi sono piaciute tanto. La Bertè numero uno, la considero la mia mamma rock, ma anche Cristicchi e Silvestri sono stati poesia pura».

Voglia di tornarci?

«Ho già dato, magari faccio come la Mannoia che ha aspettato decenni prima di rimettersi in gioco. Uno l’ho vinto, un altro l’ho presentato, come superospite mi farebbe piacere andarci, ma per la gara preferisco lasciare spazio a chi merita di farla e non vorrei che la mia presenza togliesse il posto a un ragazzo che vuole giocarsi questa carta».

Poi per lei adesso è pronta una sedia da giudice a ‘X Factor’...

«Ma veramente questa cosa l’ho letta anch’io, però senza saperne niente, perchè non ho parlato con nessuno ed è anche difficile dire se mi piacerebbe o no».

Arriva a Bologna a 24 ore dall’esibizione dei suoi conterranei, i salentini Negramaro...

«Proprio martedì scorso ci siamo scambiati con Giuliano un ‘in bocca al lupo’. Siamo amici da ragazzini e auguro ogni bene a loro e a Lele che ha bisogno del suo tempo per risalire la china. Ma è una storia meravigliosa quella di lasciare il posto al fratello Giacomo. Stare su un palco non è semplice tra le onde sonore e il resto ed è supergiusto che Lele (Spedicato, il chitarrista colpito da emorragia cerebrale a settembre, n. d. r.) non faccia l’eroe. Sarò demodé, ma quando in una band c’è verità e batte il cuore, la differenza diventa palese e non ce n’è per nessuno».