Bologna, 21 marzo 2017 -  Che la sua musica sia per lui un fatto ‘democratico’, di condivisone e di incontro, ancora prima che di virtuosismo e performance, lo aveva dimostrato con l’esperienza delle ‘prove aperte’ in occasione del concerto del 22 dicembre per le zone terremotate nel foyer del Teatro Comunale. Perché per Ezio Bosso, pianista, compositore e direttore d’orchestra il suono ha una funzione salvifica senza eguali E ha anche un compito. Quello di incrementare il benessere. Di aumentare il tasso personale di felicità.

Maestro Bosso, la ritroveremo a fine luglio tra i suoi musicisti del Comunale. Ma questa volta fuori dal teatro.

«Si, quelle pareti che idealmente abbiamo messo in crisi con le prove aperte diventeranno realmente trasparenti. Al punto che sarà possibile oltrepassarle e invadere Piazza Verdi, il cuore di Bologna. A fine luglio terremo lì, in chiusura della stagione del Teatro, un grande concerto all’aperto. Niente palco. Voglio essere circondato dalla piazza e da chi la vive, dalla città. Voglio che il pubblico stia intorno all’orchestra, la abbracci e non solo idealmente».

Per lei, il coronamento di un desiderio.

«Lo ripeto da tempo. Sogno teatri senza palchi. Dove le persone siano al fianco dei musicisti mentre suonano. All’Auditorium Parco della Musica di Roma ho invitato gli spettatori a occupare l’area riservata al Coro. Al Comunale vorrei far mettere delle sedie sul palco durante i concerti».

Col Comunale, dal concerto per i terremotati in poi, ha stretto un rapporto sempre più intenso, nel nuovo ruolo di direttore musicale ospite.

«Non amo le definizioni, ma questa relazione risale a molto tempo prima. Da almeno due anni sono al fianco dei miei colleghi dell’orchestra e del coro del Teatro. E in silenzio, come amo fare, lavoriamo a un progetto più ampio che ha come finalità quella del benessere della città».

Ci spieghi.

«Vede, io credo che non basti Hera per pulire Pizza Verdi e restituirla ai bolognesi. La musica ha un compito altrettanto gravoso. Può trasformare le geografie, disegnare scenari inediti, ‘pulire’ persino. Lo abbiamo dimostrato con le prove aperte. E su questa strada continueremo. Io, su questo tema, sento, con orgoglio, una grande responsabilità, un dovere civico che si è consolidato e che passa per la stima reciproca con il sindaco Merola, con il quale, insieme all’ex rettore Dionigi, abbiamo iniziato una collaborazione che poi ha portato all’incarico al Comunale. Questo succedeva prima che la mia presenza a Sanremo mi facesse entrare nelle case di tutti gli italiani».

Lei, anche dopo, all’interno del Comunale, ha mantenuto un profilo basso.

«Dico sempre che dobbiamo farci coraggio e toglierci, soprattutto noi artisti, la tuta da Superman che indossiamo ogni giorno. Riscopriremo la dolcezza di una esperienza umana che ci farà apprezzare, a noi per primi, la bellezza degli esseri umani. Da quel momento in poi saremo pronti ad offrirci, a renderci complici delle trasformazioni. Come quella che io sogno per Piazza Verdi e per il Comunale, che di questa città è il vero fulcro culturale».

Trasformazione della quale il concerto di luglio è una tappa importante.

«Dimostreremo che portare in quella piazza l’arte, la musica è la maniera migliore per renderla finalmente più sicura».

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