Bologna, il portico di San Luca è composto da 666 arcate (Schicchi)
Bologna, il portico di San Luca è composto da 666 arcate (Schicchi)

Bologna, 11 novembre 2016 - Bologna è una città ricca di storia e la storia, si sa, è culla di segreti. Tra portici e torri, tra vicoli e piazze, sono tanti i luoghi nascosti, le credenze e le suggestioni che rendono Bologna unica ed inimitabile. Ecco una lista di peculiarità che, forse, non tutti conoscono.

Muri che parlano - Esattamente sotto palazzo Re Enzo, nei muri adiacenti allo storico bar La Torinese, potrete godere di un’esperienza unica e “intima”. Posizionandovi, infatti, sotto l’arcata principale, ai due angoli opposti (rigorosamente rivolti verso il muro), potrete parlarvi, a distanza, senza che nessun’altro riesca a sentirvi, grazie ad un segreto gioco d’eco, creato dall’architettura della volta. Chissà quanti segreti sono passati da lì e quante frasi d’amore.

La finestrella - In via Piella, a pochi passi da piazza San Martino, permane uno scorcio impagabile, sul canale di Bologna. Chiamata anche la “piccola Venezia”, questa location, al semplice sguardo, vi trasporterà in un’atmosfera magica e d’altri tempi, alla sola vista di piccole “casine” a strapiombo sul canale.

Il cannocchiale prospettico - A san Michele in Bosco il panorama non smette mai di stupire. All’interno dell’istituto ortopedico Rizzoli, infatti, grazie al lungo e maestoso corridoio sito al primo piano, si può gustare una vista “ravvicinata” delle due torri, in particolare della più alta, quella degli Asinelli. Se vista dal “finestrone”, risulterà a grandezza naturale, ma non fatevi ingannare. Allontanatevi, percorrendo il corridoio con le spalle rivolte al panorama, quando vi volterete, rimarrete letteralmente a bocca aperta: la torre apparirà grande e molto ravvicinata. Un “giochetto” assolutamente da non perdersi.

Le tre frecce - In strada Maggiore, sotto il portico di legno, davanti all’ingresso di corte Isolani, la storia narra che ci siano conficcate le frecce di tre briganti, giunti fin lì con l’intenzione di uccidere un signore bolognese. Il colpo fu sventato, perché distratti da un’avvenente donna, affacciatasi alla finestra, e le loro tre frecce si conficcarono nel soffitto. Che sia leggenda o realtà rimane sconosciuto, molti riescono a vedere le frecce e addirittura a fotografarle. Provate coi vostri occhi.

Canabis Protectio - Un “segreto storico”, che si rifà alla Bologna medioevale. In angolo tra via Indipendenza e via Rizzoli, nel voltone in corrispondenza della ex torre Scappi, si cela una scritta, dai più ignorata: Canabis Protectio. Al giorno d’oggi può fare un certo effetto, ma la storia racconta della massima “Panis vita, canabis protectio, vinum laetitia”. “Protectio” , al tempo (e non solo) poteva essere inteso come rimedio dai dolori fisici, quando la canapa veniva largamente utilizzata come sedativo e antidolorifico.

L'ombra del Nettuno - Un segreto che fa sorridere. Lo scultore Giambologna, nel realizzare la statua bronzea, simbolo della città, fece in modo che il dito del Nettuno, visto da una determinata angolazione (di notte ancor più visibile), coincidesse con una possibile erezione dello stesso. Il punto, da cui poter notare questa ridanciana caratteristica, è segnato da una pietra scura, posizionata all’ingresso della Sala Borsa.

Il numero del diavolo - Il portico di San Luca, che parte dall’arco del Meloncello e arriva al santuario di San Luca, si snoda lungo tutto il colle della Guardia ed è famoso per l’inimitabile panorama, alla sommità e anche per tutta la faticosa salita. Nonostante la “meta” sia un luogo di culto, il porticato è composto da ben 666 arcate, numero storicamente noto come satanico. Curioso e scaramantico, tanto che alcuni bolognesi si astengono dal percorrerlo.

3 superstizioni accademiche - Data la storicità dell’università di Bologna, risalente al 1088, sono innumerevoli i riti scaramantici che, nei secoli, si sono avvicendati. Tre su tutti sopravvivono ancora oggi, ben saldi nelle menti degli studenti più “creduloni”: mai attraversare piazza Scaravilli in diagonale o il “crescentone” di piazza Maggiore, pena il non laurearsi; allo stesso modo è vietato salire in cima alla torre degli Asinelli.